Adolescenti: farseli amici?

Sembra ieri che i nostri figli gattonavano per casa, ed eccoli già qui, alle soglie dell’adolescenza.

Certamente gli anni che si prospettano spaventano un po’ qualunque genitore, non sempre pronto ad affrontare i cambiamenti caratteriali, il desiderio di indipendenza e di ribellione dei figli che però, nonostante siano convinti del contrario, ancora necessitano di regole e di una figura di riferimento.

Molti genitori, nel timore di perdere del tutto contatto con i propri figli, fanno qualsiasi cosa pur di farsi accettare da loro, dalle cieche concessioni al tentativo di entrare nel suo mondo come un suo pari. ” Se lo giudico, non si confiderà più con me”, “Se mi accetta come amico sui social network, potrò controllarlo” oppure anche “Se gli impongo dei divieti, inizierà a fare le cose di nascosto”: tutti timori che sorgono in ogni genitore. Eppure, bisogna resistere alla tentazione di mettere da parte il proprio ruolo e di porsi ad un livello paritario con il proprio figlio: mai come in quest’età, infatti, esso necessita di esempi, fermezza, punti di riferimento e soprattutto una guida non oppressiva ma comunque in grado di porre dei paletti.

Naturalmente il dialogo con i propri figli è fondamentale, ma esso può e deve avvenire nella consapevolezza del diverso ruolo di figlio e di genitore da parte di entrambi. I divieti, quando necessari, ci devono essere, così come i rimproveri: ma devono essere sempre motivati, ed accompagnati dalla fiducia verso i propri figli. Impossibile, infatti, pretenderla senza allo stesso tempo concederla.

E’ lecito dunque parlare con i propri figli e cercarne di chiarire le frequentazioni e le abitudini fuori casa, mentre è assolutamente vietato spiarli: è vero, potremmo forse ottenere qualche informazione in più, ma anche correre il grave rischio di essere scoperti e di minare in modo difficilmente recuperabile il rapporto di fiducia costruito sino a quel momento, e sapere qualcosa di nostro figlio diverrà un’impresa pressoché impossibile.
Ciò non significa che limiti, regole, orari non possano essere discussi e stabiliti insieme ai propri figli; ma la parola finale deve sempre spettare al genitore.
In caso di eccessiva complicità ed indulgenza, nostro figlio sarà infatti ben felice di esserci amico, ma solo finché non gli venga precluso qualcosa a cui tiene particolarmente; a quel punto, non solo si sentirebbe tradito ma non riterrebbe neppure la figura genitoriale abbastanza autoritaria da indurre all’obbedienza.

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