Aiuto, il mio piccolo si tocca!

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Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, è stato il primo a sdoganare la vita sessuale infantile, affermando che, già a partire dai sei mesi di vita, il cucciolo di uomo entra in contatto con i propri organi genitali, scoprendo che toccandoli prova una sensazione piacevole. Eppure di fronte a un figlio che si tocca i genitori, nella maggior parte dei casi, provando un estremo imbarazzo, fanno finta di niente o addirittura li rimproverano. In realtà è davvero importante che mamma e papà non suscitino sensi di colpa nel bambino (che potrebbero addirittura protrarsi fino all'adolescenza), ma piuttosto che gli facciano comprendere che la sessualità è una sfera importante della vita e che, essendo un “affare intimo”, non va esibita.

Se i bambini toccano le proprie zone erogene non bisogna gridare allo scandalo o censurarli in maniera aggressiva: è più opportuno invece insegnare loro che la sessualità è un aspetto della vita di cui non bisogna vergognarsi.

Tuttavia qualora gli episodi di autostimolazione dei genitali si verifichino con eccessiva frequenza, spingendo il bambino a isolarsi, è necessario rivolgersi a uno specialista dell’età evolutiva.

Perché il bambino si masturba?

La principale causa per cui il bambino si abbandona all'autoerotismo è determinata dal fatto che esso produce una forte carica consolatoria, è in grado di alleviare i sintomi della stanchezza e di conciliare il sonno.

In altri casi lo sfregamento dei genitali si deve alla gradevole sensazione di piacere che esso produce. La masturbazione, d’altra parte, può anche costituire un fenomeno di compensazione: se, ad esempio, a un bambino viene tolto il ciuccio, il piccolo può decidere di consolarsi toccandosi le parti intime.

Nel caso in cui l’autoerotismo diventi una pratica ossessiva e particolarmente frequente può essere indice, invece, di un disagio affettivo. In tal caso è bene rivolgersi a uno psicologo o a un pediatra.

Bisogna tener presente, infine, che nei bambini non si è ancora sviluppato il cosiddetto senso del pudore e, proprio in virtù di questa considerazione, è importante far loro capre amorevolmente e con pazienza che non è bene toccarsi i genitali in pubblico, senza tuttavia farne loro una colpa.    

2 comments

  1. Vincenzo Puppo 30 marzo, 2016 at 10:55 Rispondi

    per i bambini NON si devono usare i termini degli adulti… Non esiste una sessualità infantile (argomento usato anche dai pedofili): le ipotesi (opinioni personali) sessuologiche di Freud non hanno basi scientifiche e questo si sa da diversi decenni. Esiste solo il gioco infantile e la scoperta del proprio corpo, sono gli adulti che danno un significato sessuale ad alcuni comportamenti infantili: perché usare una terminologia da adulti per i neonati e i bambini? Attenzione: La sessualizzazione di bambini/e (e la pedofilia) sta aumentando… Fino a 8-9 anni, quando figli/e fanno domande spontaneamente sul sesso, è sufficiente che i genitori diano risposte brevi e più semplici possibili, limitate al quesito fatto, se i bambini non insistono è inutile dare ulteriori spiegazioni o cercare di capire se loro hanno compreso tutto (i bambini vivono al presente!). Allora una educazione “sessuale”, non richiesta dal punto di vista pedagogico, serve a qualcosa? I neonati e i bambini sono consapevoli di compiere “atti sessuali”? Lo sviluppo sessuale può iniziare prima della pubertà?… Si devono coinvolgere i genitori dalle scuole dell’infanzia (materne)…, e poi si deve iniziare in quinta elementare, solo per le bambine spiegando in modo semplice le mestruazioni (io ho un libriccino su questo, a chi interessa scrivetemi che ve lo spedisco in pdf). Poi nella scuola secondaria (media), per tutti/e ragazzi/e (e genitori) vedi il progetto/programma dei corsi che faccio nelle scuole: chi vuole collaborare? http://www.vincenzopuppo.altervista.org/progetto-corsi-lezioni.html

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