Cronistoria degli Spazi, prima e dopo i figli

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Da single gli spazi in casa sono immensi.
Anche se non lo sono affatto.
Anche se vivi in una specie di monolocale, con un cucinino di due fornellini, un salottino, un letto attaccato alla parete, il televisore appiccicato al letto e la tua mano che arriva ovunque.
Tutto però ti è permesso.
Se alle tre di notte ti viene fame, ti alzi, accendi tutte le luci della casa (ok è un monolocale però hai molte luci), ti prepari un bel panino al formaggio e te lo divori sbriciolando molliche ovunque sul divano mentre ti vedi un film polacco con i sottotitoli.
Tutto rigorosamente a volume alto.
Se hai bisogno di andare in bagno vai senza problemi.
E dei rumori che potresti produrre te ne freghi altamente.
Quando rientri infine a letto assonnato dimentichi sia la tv che la luce della cucina accesa.

Quando ti sposi o inizi a convivere, la casa dove vivi è forse un poco più grande ma gli spazi stranamente si restringono.
Il salone è in comune.
La camera da letto è in comune.
L’amore è comune.
Ma anche il bagno è in comune.
Anzi quello è più suo che tuo.
Se ti viene fame di notte ti alzi lo stesso. Nel farlo cerchi però di fare attenzione a non svegliarla. Lei ha il sonno così fragile.
Delle diverse luci che hai in casa (sei sempre un grande appassionato di lampade) accendi solo quella della cucina.
Il film che inizia alle 3.45 in lingua polacca lo guardi ma a volume basso. Ma questo non importa. Tanto ci sono i sottotitoli.
Se dopo devi andare in bagno la questione diventa leggermente più complicata.
Il bagno è accanto alla camera da letto, i rumori si trasmettono così facilmente e allora... cerchi di fare piano.
Sempre se ci riesci.
Quando infine rientri nel letto assonnato lo fai con attenzione.
Lei ha il sonno così fragile…

Quando nasce il primo figlio gli spazi si restringono.
Adesso siete in tre.
Siete in tre nel salone.
Siete in tre nella cucina.
A volervi bene siete in tre.
Persino nel letto, spesso, siete in tre.
Se ti viene fame di notte è molto ma molto probabile che qualcuno ci abbia già pensato.
E’ tuo figlio.
Che vuole il latte.
Il biberon.
Il seno.
Che piange.
Che urla.
Dopo averlo cullato due ore la fame che avevi è aumentata.
Allora vai in cucina ma l’unica luce che ti è concessa accendere è quella che scatta automaticamente quando apri il frigorifero.
Per il resto è richiesto il silenzio più assoluto.
La tv la accendi, ma senza audio.
In bagno puoi ancora andarci ma senza aprire l’acqua.
Ci vai praticamente solo per specchiarti.
Quando rientri nel letto tu....
No, la verità è che non rientri a letto.
Rimani sul divano.

Quando nasce il secondo figlio gli spazi si restringono ancora.
Stavolta quando ti viene fame nel mezzo della notte rimani immobile.
Ti chiedi se davvero ne vale la pena. Forse non hai poi così tanta fame.
Ma se davvero non ce la fai, hai imparato ad aspettare l’attimo giusto per scendere dal letto.
Solo allora ti lanci a terra e strisci a terra come un soldato in Vietnam fino a raggiungere la cucina. Senza che nessuno si sia accorto di qualcosa.
Stavolta non apri il frigorifero.
E’ troppo rischioso.
Ti mangi perciò quello che è rimasto sul tavolo della cucina: tre croste di pane (la mollica ormai è preda solo dei tuoi figli), un mezzo biscotto di cioccolata senza cioccolata, un mandarino sbucciato, una noce aperta.
Il film te la scordi.
Accendere la tv equivale al disastro nucleare.
Però hai il cellulare con te, usato fino a quel momento come torcia per muoverti nella casa buia. Ti ricordi del suo uso originario e ti vedi un video su youtube, anche se non capisci perché tutti ridono.

Se a quel punto ti scappa di andare in bagno trattieni tutto e rimandi.

Fino a quando rientri a letto…

Rientri a letto?
Ovviamente no.
Troppo rischi.
Ti vesti in gran silenzio e vai direttamente a lavorare.
Dove finalmente dormi e vai in bagno in santa pace.

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