Depressione post partum: ne soffre una mamma su dieci

La depressione post partum è un disturbo molto diffuso tra le neo mamme. A volte tende ad essere nascosto o minimizzato perché ci si sente in colpa nei confronti del bambino, ma invece va capito e affrontato. Centri di ascolto e siti web specializzati offrono il loro aiuto alle puerpere.

In media 90.000 mamme all’anno sono affette da depressione post partum

Diventare mamma è uno dei momenti più belli della vita. Tenere tra le braccia il proprio figlio, allattarlo al seno, vedere le sue espressioni tenere e buffe, sono emozioni indimenticabili.

Eppure accade spesso che qualcosa si spezzi. Già dalla prima settimana di vita del bambino, la neo-mamma può avvertire un senso di tristezza, stati d’ansia, pensieri ossessivi e a volte veri e propri attacchi di panico. Si tratta della depressione post partum e ne è affetta una donna su dieci, per una media di 90.000 ogni anno.

Uno studio americano proveniente dall’università di Yale, afferma che quasi il 40% delle mamme si sente inadeguata, un altro 40% ha pensieri ossessivi e un 20% accusa forte stress.

Centri di ascolto e siti web specializzati offrono aiuto alle neomamme

Come spiega lo psichiatra Massimo Ammaniti, in particolari casi familiari, le gestanti soffrono di depressione sin dall’ottavo mese di gravidanza con conseguenze negative anche per il bambino.

A causa dello stress infatti anche la placenta subisce alterazioni e il bambino può perdere peso e nascere in anticipo. Inoltre studi clinici hanno dimostrato che i figli di madri depresse hanno il quadruplo delle possibilità di sviluppare disturbi comportamentali.

Per tali motivi centri di ascolto e associazioni tentano ogni giorno di sostenere le madri in difficoltà sin dal periodo della gravidanza.

Grazie alla campagna sociale “Un sorriso per le mamme” è stato istituito anche il portale depressionepostpartum.it dove qualsiasi donna, in totale privacy, può chiedere aiuto a psicologi specializzati.

Chi avverte tali disturbi non deve temere né il giudizio altrui, né l’allontanamento dal proprio figlio. Anche in caso di cure sanitarie specifiche, molti ospedali italiani, tra cui l’Umberto I a Roma, contemplano il ricovero di madre e figlio, senza traumatiche separazioni e con il sostegno di una preposta equipe medica.

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