Isaiah come Charlie Gard: dove inizia e dove finisce la vita?

Isaiah Haastrup Charlie Gard

Un altro caso come quello del piccolo Charlie Gard riapre una questione spinosa: staccare o no la spina che tiene in vita un bambino con enormi danni celebrali? Questa è la storia di Isaiah Haastrup e della battaglia legale tra la sua famiglia e i medici. Quando il concetto di "essere in vita" dipende dal legame che si ha con il paziente.

A causa di complicazioni al momento della nascita Isaiah Haastrup ha riportato danni celebrali di entità gravissima. Il piccolo è in terapia intensiva senza possibilità di miglioramento. L'Inghilterra si spacca ancora in due come già accaduto con il caso di Charlie Gard, tragicamente concluso con il decesso del bambino dopo aver staccato la spina. Per i medici ormai è inutile – se non quasi uno spreco – tenere il vita il piccolo Isaiah di 11 mesi, ma i genitori non sono d'accordo e per questo si sono appellati al tribunale per chiedere che non venga staccata la spina. La mamma e il papà, Takesha Thomas e Lanre Haastrup, entrambi trentaseienni, non vogliono smettere di sperare e chiedono il diritto alle cure per il loro figlioletto, convinti che migliorerà e potranno portarlo a casa. Gli specialisti del King's College Hospital di Londra non vogliono sentire ragione: mantenere quel bambino in terapia intensiva non porterà a nessun risultato se non al rischio di prolungargli la sofferenza.

Il cuore di Isaiah batte ancora, ma basta per lasciarlo vivere?

Isaiah è attaccato al respiratore artificiale, non si muove e il suo encefalogramma non dà segni di differenza tra veglia e sonno. Uno specialista avrebbe indicato che non risponde a nessun tipo di stimolo e che il livello di coscienza è pressoché inesistente. Per i genitori il bambino, invece, reagisce alle loro carezze ma la medicina risponde che si tratta solo di spasmi muscolari e di riflessi involontari ma il suo battito cardiaco non subisce alterazioni. L'opinione pubblica si divide tra chi è pro mantenimento in vita e chi è contro perché sostiene che la presenza del battito cardiaco non significhi "vivere". I genitori restano con il fiato sospeso in attesa di sapere che cosa deciderà il giudice.

1 comment

  1. Kathy Marin 28 gennaio, 2018 at 17:04 Rispondi

    Io dico che è meglio staccare le spine per che così il bimbo non soffre e una tristezza immensa vedere un bimbo così piccolo soffrire e anche per i genitori che immagino anche loro vedere il proprio figlio in questi condizioni 😢

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