No alle pappe: l’Associazione Culturale Pediatri promuove l'auto-svezzamento

Addio alle pappe e alla rigida osservanza di regole: l'Associazione Culturale dei Pediatri italiani ha reso pubblico un documento nel quale si danno dei consigli ai genitori su come comportarsi durante la fase di svezzamento dei propri figli e promuovendo anche una "alimentazione complementare a richiesta".

Svezzamento, addio a regole rigide

Una piccola rivoluzione nello svezzamento dei bimbi e alcune regole di buon senso: è questo il senso di un documento promosso da parte dell'ACP (Associazione Culturale Pediatri) che ha voluto indicare delle nuove linee-guida a proposito del delicato abbandono della fase di allattamento dei più piccoli.

E non mancano le sorprese dato che oramai gli esperti sottolineano con sempre maggiore insistenza il ricorso alla "alimentazione complementare a richiesta", pratica conosciuta anche come auto-svezzamento.

In sostanza, i pediatri italiani suggeriscono ai genitori di non seguire necessariamente degli schemi alimentari fissi e rigidamente scadenzati col passare delle settimane: a loro dire, infatti, i bambini non ne hanno bisogno e comunque sono venuti meno i vecchi fondamenti scientifici che prevedevano uno svezzamento regolamentato da "tabelle di marcia" inflessibili.

La promozione dell'alimentazione complementare a richiesta

Nel suddetto documento, l'ACP consiglia ai genitori di evitare ansie e approcci rigidi "da manuale", prediligendo invece l'osservazione del bambino: i più piccoli possono cominciare infatti a mangiare del cibo sminuzzato non necessariamente intorno ai sei mesi come di solito avviene, dal momento che ognuno ha esigenze diverse. Di conseguenza, il passaggio all'alimentazione complementare a richiesta deve basarsi innanzitutto sulle richieste del bimbo e, magari, anche sulle sue prime manifestazioni di interesse per ciò che mangiano i genitori.

In linea di massima, dunque, non è obbligatorio proporgli una dieta a base solamente delle classiche pappe e omogeneizzati se ha voglia di assaggiare altro: ecco perché l'osservazione dei suoi comportamenti diventa fondamentale in modo da fargli assaggiare pure del cibo opportunamente "trattato" e sminuzzato. Insomma, via libera all'auto-svezzamento dei nostri figli ma ricordando la regola aurea: anche quando cominciano ad assaggiare gli stessi alimenti degli adulti, per il primo anno di vita non deve mancare mai il latte materno nella loro dieta.

21 comments

  1. Jessica D'Ambrosio 9 aprile, 2018 at 15:48 Rispondi

    Non c’è una regola, dipende dal bambino 😊 il mio primo figlio svezzamento classico dai 6 mesi e mezzo e non ne voleva sapere, la seconda svezzamento classico dai 5 mesi e mezzo al settimo diventato autosvezzamento 🙂 e ora mangia tutto esattamente come noi dall ottavo mese

  2. Sara Atré 9 aprile, 2018 at 22:16 Rispondi

    Scusate l ignoranza, ma a sei mesi come fa il bimbo a deglutire cibi già solidi, pasta, carne, per quanto in pezzi piccoli? E a ingerirne la quantità sufficiente a coprire il fabbisogno di ferro ecc (che nel latte non c’è a sufficienza, visto che per i primi sei mesi il ferro è quello che il bimbo aveva immagazzinato in pancia). Sperimentare mi sembra bello, ma riesco a immaginarmi solo un bimbo più grande, con già buona coordinazione occhio-mano e qualche dente… mi spiegate ? Poi l’OMS dice niente sale fino a un anno, ma bel cibo degli adulti ovviamente c’è …

    • Valeria Marasco 10 aprile, 2018 at 01:35 Rispondi

      Sul fabbisogno di ferro posso rispondere io. Innanzitutto non è vero che nel latte materno manca. Il latte materno è specie-specifico e costituisce un alimento completo ed esclusivo fino ai sei mesi di età, senza creare assolutamente nessun deficit nutrizionale (a meno che la madre non sia fortemente anemica). Dopo i sei mesi l’allattamento diventa un a richiesta o complementare, ciò significa che completa ciò che manca dagli altri alimenti nella fase di svezzamento. Questo avviene grazie a una comunicazione biochimica tra la saliva del neonato e l’aureola. Il latte muta dinamicamente composizione per evitare deficit. Quindi, esclusi problemi nutrizionali o patologie della madre, il latte materno compensa il ferro delle prime fasi di svezzamento.
      Il resto è solo marketing dei prodotti per i bambini.

    • Sara Atré 10 aprile, 2018 at 06:04 Rispondi

      Valeria Marasco appunto, il latte dopo i sei mesi apporta solo una piccola parte del ferro, che deve venire invece apportato e assorbito via solidi ( verdura, carne ecc. se il bambino non mangia altro che latte avrà carenze eccome. Il fatto che la saliva cambi la composizione del latte materno è vero, ma non aumenta certo la produzione di ferro perché il tuo seno non produce ferro tramite il latte.. sicuramente il latte materno o in polvere (non ti dimenticare che non tutte le mamme hanno la tua fortuna di potere allattare !) completa… ma appunto completa! Se fai autosvezzamento e il bimbo ciuccia solo un po’ i cibi degli adulti nel piatto perché è troppo piccolo per deglutirli, come fa ad assorbire tutto quello che gli serve mi chiedo io?

    • Sara Atré 10 aprile, 2018 at 06:26 Rispondi

      Valeria Marasco il latte materno (o artificiale per quelle mamme che purtroppo non possono allattare) fa senz’altro benissimo ai bimbi e fino ai sei mesi è alimento esclusivo e completo, ma se c’è una cosa di cui davvero è carente è il ferro. Al punto che le scorte di ferro di cui il neonato si serve nei primi sei mesi di vita sono quelle che ha accumulato in pancia negli ultimi mesi di gestazione, non quello che riceve col latte. Queste scorte appunto si esauriscono verso i sei mesi, ed è per quello che a quel punto deve iniziare lo svezzamento. a partire dai sei mesi il latte completa, ma da solo non è più sufficiente a garantire una crescita adeguata del bimbo. E vero che la saliva del neonato influenza la composizione del latte (di nuovo, per le mamme cha allattano),ma anche così stimolato il seno non può magicamente produrre ferro. Quindi io mi chiedevo, in un contesto di autosvezzamento quando il bimbo deve (immagino) ritardare l’assunzione di solidi finché è in grado di masticarli (visto che non vengono omogeneizzati ma offerti in pezzetti) , come si riesce a garantire l’apporto sufficiente di sostanze come il ferro (che devono venire per forza da frutta verdura e carne , assunte gradualmente poi due, tre volte al giorno)… non so se mi sono spiegata. Poi ben venga il latte il più a lungo possibile per chi ce l’ha !

    • Daniela Matta 10 aprile, 2018 at 07:00 Rispondi

      Mia figlia ha continuato a ricevere latte materno fino a 2 anni come suggerito da oms insieme ha iniziato a fare i pasti con noi senza inforcare grandi cucchiaiate di minestra ma mangiando pasta con verdure pesce mela a spicchi banana zucchine carne. Il cibo lo mastica con le gengive inizialmente in piccole quantità. Cherry non ha alcun problema di gusti mangia cibi acidulo senza problemi adora il pesce e le olive. I primi ti ogni boccone ero terrorizzata ma la scelta che ho fatto ora da i suoi frutti: gestisce bene il cibo assaggia ogni cosa non fa capricci. Lo suggerisco ma se non sei convinta nessuno lo impone.

    • Valeria Marasco 10 aprile, 2018 at 10:06 Rispondi

      Ho trovato questi articolo:
      L’unico elemento lievemente carente è il ferro; va detto, tuttavia, che durante il periodo prenatale il bambino si costruisce delle scorte che gli permettono di affrontare il lungo periodo di allattamento senza andare in contro a carenze specifiche. Inoltre, la carenza di ferro nel latte materno potrebbe essere una strategia messa a punto dalla natura per protegere la sovracrescita di batteri dannosi nell’intestino, come l’Escherichia coli che da esso dipende, facilitando quella dei lattobacilli simbionti che proteggono l’organismo del piccolo dalle infezioni.

      Quindi, oltre a specificare che tale deficit è lieve, spiega anche ciò ha una causa evolutiva e che l’integrazione può dare disbiosi intestinale (oggi studio di molte analisi come genesi di malattie negli anni successivi).

    • Sara Atré 10 aprile, 2018 at 11:13 Rispondi

      Valeria Marasco esatto, stiamo dicendo la stessa cosa 🙂 mi domando solo se dopo i sei mesi con l’autosvezzamento non si prolunghi troppo il periodo in cui il bimbo inizia a ingerire solidi in quantità adeguata ai suoi fabbisogni! Perché dopo i sei mesi che c’è bisogno di ferro, minerali, vitamine in quantità maggiori a quelle disponibili nel latte (che resta fondamentale, eh!). Forse si, ma ne so proprio poco in tema di autosvezzamento !

    • Sara Atré 10 aprile, 2018 at 11:17 Rispondi

      Daniela Matta grazie! Proprio questo mi domandavo : se con le gengive ce la fanno a spezzettare e deglutire cibi come pasta o carne o frutta 🙂 in realtà sono incuriosita dall autosvezzamento, mi pongo solo un sacco di domande perché psicologicamente devo avere un blocco che se sono troppo piccoli mi sembra che non mandino giù il cibo a pezzi e poi non mangino a sufficienza 🙂 purtroppo non ho esperienza diretta di amici o parenti che abbiano fatto autosvezzamento quindi per me è un po’ un mondo da scoprire !!!!

    • Jennifer Austoni 10 aprile, 2018 at 22:57 Rispondi

      Sara Atré il mio secondo ha 7 mesi, neanche un dente e mangia solo cibo solido, perché con le pappe si fa venire i conati di vomito. Mastica tutto con le gengive. Sono partita con uno svezzamento bilanciato, facevo io tutti i cereali frullati e tutto bio, ma vuole SOLO quello che ho io nel piatto. Nonostante abbia paura costante che di strozzi e non sono molto contenta per via del sale e dei condimenti, ho seguito il bambino e ho scelto l’autosvezzamento. Sarà per noi un incentivo a mangiare più sano 😊

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