Nove ricordi della mia infanzia

Che renderebbero migliore anche quella di mio figlio...

1. Il pane a merenda. Condito con olio e sale o, in rare occasioni, con zucchero e vino rosso e preparato con cura dalla nonna o dalla zia di turno. Un rito che si ripeteva tutti i pomeriggi, un appuntamento che mi dava sicurezza. Ancora oggi quando mangio una bruschetta mi sento un po' più felice.

2. Le biciclettate al parco. Che a dire il vero più che un parco era un parchetto. Però sempre pieno di gente, vicino casa e a misura di bambino. Le ginocchia sbucciate, le corse a perdifiato, il gioco all'aria aperta che, anche se non ho mai amato così tanto, mi ha resa più sana.

3. I vinili dei miei. Preziosi tesori, intoccabili, raramente mi era concesso giocarci. E sempre sotto la supervisione di un adulto. Ogni volta di quei dischi m'incantavano le storie che sentivo raccontarci su, storie di grandi, racconti che nemmeno capivo. Ma non per questo meno affascinanti. Poi, quando sono cresciuta, è stato bello associare a quegli oggetti altre storie che, questa volta, avevano me come protagonista.

4. Le coccole di mia mamma. E i nomignoli affettuosi con i quali mi chiamava. Non ho mai ben capito quand'è avvenuta la trasformazione da mamma chioccia a donna di ghiaccio. Fatto sta che non ha lesinato su baci e buffetti. Almeno per i miei primi cinque anni di vita.

5. Gira la moda, il Dolce Forno ma, soprattutto, la casa di campagna di Barbie, quella con l'ascensore che avevo desiderato così tanto.

6. La mia prima befana in piazza. E i miei pianti disperati in braccio alla mia mamma. Ad essere sincera di questo episodio non ho un vero e proprio ricordo ma una bella foto. Una di quelle che oggi chiameremmo: "selfie con la befana".

7. Le amiche di penna. Ne ho avute tante, alcune durate il tempo di una lettera, altre che poi, crescendo, ho anche conosciuto. La verità è che sapere i fatti degli altri mi è sempre piaciuto, scrivere pure. Pensare che oggi, solo il pensiero di scrivere una email più lunga del normale, mi stanca. E spesso risparmio anche sugli articoli.

8. Il giornalino. Quello che ho rotto talmente le scatole alle mie amiche con facciamo un giornale nostro, che alla fine loro, stremate, mi hanno accontentato. La cosa divertente è mi ci è voluta una laurea in beni culturali, svariati lavori come guida turistica e molti di più in bar e locali per capire, finalmente, che proprio la giornalista volevo fare.

9. Quella sensazione di serenità. Di essere felice anche senza sapere neanche il perché dalla quale mi sentivo avvolta. Nella quale sono cresciuta. E che mi auguro, di cuore, anche di trasmettere a mio figlio.

Lascia un commento