Ogni bambino ha le sue tappe e i suoi tempi

Quando si diventa genitori, sopratutto se è la prima volta, si cade facilmente nella tentazione dei paragoni, entrando in un circolo vizioso che angoscia madri e padri e rischia di far perdere l'autostima al bambino.

Non c'è niente di più sbagliato del fare confronti con altri bambini per quanto riguarda le tappe evolutive dei nostri cuccioli.

Che senso avrebbe dire mio figlio ha gli occhi neri e il tuo azzurri, beata te? Nessuno. Allo stesso modo non ha alcun senso dire che mio figlio non proferisce verbo a 22 mesi e quello della nostra cara cugina, che ha un paio di mesi in meno, ha un vocabolario di 10 parole.

Questi raffronti, non solo sono inutili, ma spesso diventano dannosi per la coppia genitoriale che inizia a guardare il proprio bambino con occhi diversi.

Una volta che si insinua il dubbio di una possibile patologia, il genitore diventa ansioso, frustrato, arrabbiato. E come se non bastasse sembra che non si incontrino altro che persone che ti fanno notare che a 15 mesi nostro figlio ancora va a carponi. Eppure abbiamo davvero osservato bene nostro figlio? Se è vero che ancora non ha iniziato a muovere i primi passetti, può essere altrettanto vero che abbia sviluppato altre attitudini, magari sa maneggiare bene i pennarelli o ha smesso di usare il pannolino.

Questo non significa che il genitore debba ignorare quelli che ritiene dei segnali, ma prima di pensare a un qualcosa di anomalo, dovrebbe riflettere sulle capacità del proprio bambino.

Non tutti, infatti, sviluppano le stesse abilità allo stesso tempo. Del resto anche noi adulti abbiamo delle peculiarità che ci distinguono dagli altri, qualcuno è molto bravo in matematica, altri nelle materie letterarie e cosa c'è di strano in questo? Niente, come non c'è niente di strano se il nostro bambino inizia a dire mamma a 13 mesi e il figlio della vicina a 10.

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