Allattamento al seno: questione pubblica o privata?

Quando si parla di allattamento al seno, il web freme di opinioni: ci sono le mamme che arrivate a 3 mesi passano soddisfatte al latte artificiale ed altre che continuano fino alla scuola materna. C’è chi non esce di casa per due anni perché pensa che allattare in pubblico sia tabu ed altre che partecipano felici ad allattamenti pubblici in piazza.

Su quest’ultimo tema si scatenano le litigate più feroci: ma non è possibile trovare una via di mezzo? Perché in un mondo dove una donna vestita non finirà mai su di un cartellone pubblicitario, ci si scandalizza profondamente per qualche centimetro di pelle nuda? E perché, del resto, è necessario innalzare a bandiera una cosa banale come il pasto del proprio figlio? Io ho allattato i Tommy e Mati per 16 mesi ciascuno. Una delle cose più terribili del post parto (cesareo) è stato l’essere stata costretta ad allattare in una stanza di ospedale stracolma di parenti di mio marito, tutti in trepida attesa di vedere questo miracolo della natura: ovvero un pupo di un giorno che stava pranzando.

Poi piano piano sono riuscita a mettere d’accordo la fame dei miei figli con il mio pudore, ma sono rimasta dell’idea che in tutto questo non ci sia proprio niente di speciale. Perché se un pargolo è allattato al biberon non se lo fila nessuno? Le mamme e i bambini hanno dei diritti, ma è importante non prenderla sul personale.

Se si va in casa d’altri, ad esempio, o al ristorante o in un negozio, magari prima di denudarsi si può avvertire che il bambino ha fame e voi dovete allattarlo, oppure vedere se c’è la possibilità di avere un pizzico di privacy in un’altra stanza. Del resto chi ha allattato sa che soprattutto all’inizio la tranquillità aiuta madre e figlio ad essere sulla stessa lunghezza d’onda. Ma non è giusto nemmeno essere trattate da appestate: se sono in un ristorante e mi copro con la copertina del piccolo mentre lo allatto, nessuno sverrà per il trauma.

Perché in fondo non c’è niente di più normale di un bambino che mangia: anche se purtroppo in un mondo ipertecnologico come il nostro a destare stupore e a volte un po’ di sospetto sono proprio le cose più naturali.

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