Denatalità: «Non-maternità di massa» e figli percepiti come un problema

Per la Garante Marina Terragni, la povertà relazionale aiuta a leggere il calo delle nascite e la «non-maternità di massa». Tra le iniziative citate, spazi urbani per il gioco libero.

02/10/2026

La denatalità non dipende soltanto dalle difficoltà economiche e dalle carenze dei servizi. Nella Relazione al Parlamento 2025, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni propone anche la povertà relazionale come chiave di lettura del calo delle nascite. Presentando il documento alla Camera, ha descritto una società in cui bambini e ragazzi sono associati sempre più spesso a problemi e fatiche quotidiane. In questo clima, la scelta di non avere figli può diventare, nella lettura della Relazione, una forma di sottrazione.

Perché i figli vengono percepiti come un problema

Terragni ha osservato che nel discorso pubblico l’infanzia compare spesso attraverso notizie di cronaca o situazioni di disagio. Questa rappresentazione, secondo la Garante, contribuisce a far apparire i figli come un limite da gestire anziché come uno slancio verso il futuro. Da qui la domanda posta durante la presentazione: se bambini e ragazzi sono considerati un problema, perché scegliere di averne?

La Relazione definisce «non-maternità di massa» una scelta consapevole di sottrazione. Riprendendo la riflessione della saggista Alessandra Bocchetti, Terragni legge nella denatalità anche un rifiuto di un modello sociale che, secondo questa interpretazione, non accoglie adeguatamente le donne. Non è una spiegazione unica del calo delle nascite, ma una prospettiva culturale affiancata alle questioni economiche e di welfare.

Terragni critica inoltre il ricorso a risposte individuali come il social freezing, cioè il congelamento degli ovociti, quando viene presentato come soluzione al rinvio della maternità. Per la Garante, puntare sulla tecnologia senza ricostruire reti di sostegno reali lascia intatta la solitudine che può accompagnare le scelte familiari.

Banda larga mobile e incontri in presenza

Un altro passaggio della Relazione riguarda il rapporto tra tecnologia e vita sociale. Il documento cita ricerche degli economisti Hudson e Boedo, dell’Università di Cincinnati: i territori raggiunti per primi dalla banda larga mobile avrebbero registrato prima anche un calo delle nascite. La Garante collega l’iperconnessione alla riduzione delle occasioni di socializzazione in presenza e alla difficoltà di costruire relazioni stabili.

Il tema riguarda anche la crescita dei ragazzi. La Relazione richiama le analisi di Shoshana Zuboff sul capitalismo della sorveglianza e dello psicologo Jonathan Haidt sull’ansia giovanile. La Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità ha chiesto agli adulti più presenza, fiducia e responsabilità, proponendo anche esperienze di distacco dai dispositivi digitali.

La proposta di Terragni: rimettere la cura al centro

La risposta indicata da Terragni è una «CaRevolution»: un cambiamento culturale ed economico che riconosca il valore della cura, spesso gratuita e svolta soprattutto dalle donne. La Relazione propone di rafforzare le relazioni e la dimensione comunitaria, invece di lasciare le famiglie sole davanti alle difficoltà quotidiane.

Tra le iniziative citate ci sono i Patti digitali e «Strade in gioco», progetto promosso dall’Autorità garante per restituire ai bambini spazi urbani sicuri dedicati al gioco libero, fuori dagli schermi.

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