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27/10/2026
In Italia, soprattutto a Milano e in altre città, cresce la richiesta di night nannies: professioniste che assistono i bambini durante la notte mentre i genitori dormono.
Blanca Yamira Ortiz Garcia, puericultrice di 56 anni che attualmente segue una famiglia a Lugano, chiede 260 euro per un turno notturno; Renata Wetter parte da 180 euro.
Le tariffe non seguono un listino ufficiale e variano da una professionista all’altra. Il servizio risponde a esigenze familiari diverse, ma comporta turni impegnativi anche per chi lo svolge.
Che cosa fa una night nanny durante la notte
Il turno di Yamira comincia alle 21. La puericultrice entra in casa, si lava le mani, indossa il camice e si occupa del bambino: può cambiargli il pannolino e, in alcuni casi, fargli il bagnetto.
Se la madre allatta, la sveglia; altrimenti prepara il biberon. L’obiettivo per la famiglia è poter riposare, affidando a una persona sveglia la cura del piccolo.
Sui social, accanto alle attività di assistenza, circolano video di tate che di notte riordinano casa, svuotano la lavastoviglie o preparano gli zaini.
Le mansioni, però, possono cambiare in base al ruolo concordato. Night nanny è un’espressione ampia: nel servizio rientrano figure con qualifiche differenti, tra cui puericultrici, tate e babysitter.
La night nanny:
- Si occupa del bambino durante la notte (dalle 22 alle 6, di solito)
- Gestisce le poppate (con latte tirato o formula)
- Consolida il sonno, introduce routine sane
- Tiene un diario dettagliato di poppate, risvegli e comportamenti
Tariffe diverse e nessun listino ufficiale
Wetter, 61 anni, spiega di non considerarsi una tata o una babysitter e descrive la puericultrice come una figura con una formazione specifica. La puericultrice, riferisce, deve avere un diploma; non esiste però un albo né un prezzo ufficiale per il servizio.
Per una notte Wetter chiede almeno 180 euro, mentre Yamira indica una tariffa di 260 euro. Sono cifre legate alle singole professioniste, non un tariffario valido per tutte.
La domanda in aumento è segnalata anche da Cristiana Balsamo, consulente che si occupa di assunzioni per famiglie: secondo lei, il servizio non riguarda più soltanto chi ha disponibilità economiche elevate.
Tra i motivi cita ritmi di lavoro intensi, la distanza dai parenti che potrebbero aiutare e l’età più alta in cui molte persone diventano genitori.
Balsamo ipotizza che alcune famiglie possano scegliere l’assistenza per le prime settimane e altre per un periodo più lungo.
Una scelta organizzata prima della nascita
Beatrice, nome di fantasia, ha 38 anni, vive a Milano ed è al nono mese di gravidanza.
Per la prima settimana di vita del bambino ha prenotato due puericultrici, che si alterneranno per sette sere; in seguito prevede di ridurre gradualmente le notti di assistenza.
La scelta, racconta, è legata anche al fatto che lei e il compagno non hanno i nonni vicino.
La crescita della richiesta si riflette anche nelle iscrizioni alla Scuola per Puericultrici Tecnica 2000: la direttrice Marcella Tagliola segnala un aumento di allieve provenienti dal Nord, in particolare dalla Lombardia.
Per le famiglie che valutano l’assistenza notturna, resta una distinzione concreta: le qualifiche delle persone che offrono il servizio sono diverse e, come osserva Wetter, non esiste un listino ufficiale delle tariffe.




