Daniele Novara: il “papà peluche” che cerca l’approvazione dei figli e rinuncia a mettere limiti, rischia di perdere efficacia educativa

Per Daniele Novara, un padre non deve cercare sempre l’approvazione dei figli: regole, sfide e autonomia fanno parte del ruolo educativo.

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29/10/2026

Il padre, secondo il pedagogista Daniele Novara, non deve puntare a essere sempre simpatico né a evitare ogni contrasto: il modello del “papà peluche”, che cerca l’approvazione dei figli e rinuncia a mettere limiti, rischia di perdere efficacia educativa.

Durante la presentazione del suo ultimo libro, Novara ha sostenuto che il compito paterno non è garantire rapporti costantemente gradevoli, ma accompagnare i figli anche attraverso regole, sfide e occasioni di autonomia. La riflessione non è un invito a tornare al padre autoritario.

Che cosa intende Novara per “papà peluche”

È il genitore che cerca di essere amico dei figli, dice sì per evitare proteste e mette al primo posto un clima sempre sereno.

Per Novara, il problema non è la complicità: giocare insieme e mostrare affetto fa parte della relazione. Il rischio nasce quando, per non deludere i figli, si rinuncia al ruolo educativo e alla possibilità di sostenere decisioni non gradite.

«Il destino del padre non è quello di avere rapporti costantemente gradevoli con i figli», ha detto il pedagogista. Accettare qualche dissenso, nella sua prospettiva, non significa essere distanti o autoritari: vuol dire non misurare la propria presenza soltanto sulla soddisfazione immediata dei figli.

Regole e sfide, senza tornare al padre autoritario

Novara individua due aspetti centrali della funzione paterna: gestire il limite e offrire occasioni per misurarsi con le proprie capacità. Dire di no, per esempio, può voler dire mantenere un accordo sull’orario di rientro o affrontare una protesta senza cancellare la regola solo per chiudere la discussione.

Questo non equivale a imporre decisioni senza ascoltare: anche la distinzione tra autorevolezza e autoritarismo è importante.

Le regole dovrebbero essere comprensibili e coerenti con l’età. Il punto non è evitare ogni conflitto, ma non lasciare che la ricerca dell’approvazione impedisca agli adulti di esercitare una responsabilità educativa.

Più spazio all’autonomia e alla collaborazione

Un altro tema è l’accudimento che continua anche quando i figli potrebbero iniziare a fare da soli: Novara cita, tra gli esempi, i compiti svolti dai genitori e le attenzioni che anticipano ogni difficoltà. Nella sua lettura, trattare a lungo i ragazzi come bambini può alimentare, con l’adolescenza, il desiderio di prendere le distanze e conquistare uno spazio proprio. Lasciare autonomia non significa disinteressarsi, ma permettere esperienze adatte all’età senza intervenire subito per risolvere ogni problema.

Il pedagogista richiama anche la fiducia tra i genitori: a suo avviso, talvolta le madri faticano a lasciare ai padri uno spazio educativo autonomo. Propone quindi un gioco di squadra e occasioni concrete da condividere con i figli, come sport, costruzioni, bricolage o cura dell’orto. Nel modello di Novara, con la fine dell’infanzia il padre dovrebbe avere una presenza educativa più visibile e la madre lasciargli spazio: una proposta, non una regola per tutte le famiglie. Nella pratica, aiutare i figli a organizzare i compiti è diverso dal farli al posto loro.

Redazione
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