Cellulari sotto chiave al Fermi, protesta per chi risponde di furti e danni

La protesta al Fermi di Pratola Peligna nasce dall’obbligo di lasciare i cellulari negli armadietti e dai dubbi su chi risponderebbe in caso di furto o danno.

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29/10/2026

All’Istituto Tecnico Industriale del Polo Fermi di Pratola Peligna gli studenti contestano l’obbligo di lasciare i cellulari in armadietti chiusi a chiave durante le lezioni.

Al centro della protesta c’è anche una precisazione della circolare scolastica: docenti e collaboratori non sarebbero responsabili dei dispositivi depositati.

La questione riguarda quindi sia le regole sull’uso degli smartphone in classe sia la tutela dei beni personali, soprattutto in caso di furto o danneggiamento.

Come funziona il deposito dei telefoni

La circolare numero 36, firmata dalla dirigente scolastica Paola Ruscitti, dispone che gli studenti consegnino il proprio smartphone all’inizio delle lezioni e lo custodiscano nell’armadietto presente in aula.

I dispositivi devono restare chiusi a chiave per la durata delle attività didattiche: l’obiettivo indicato è limitare le distrazioni e favorire la concentrazione.

La procedura prevede che il docente della prima ora gestisca la chiave e segua il deposito dei telefoni; al termine delle lezioni, l’insegnante dell’ultima ora assiste alla restituzione ai proprietari. Se la classe si sposta in palestra o nei laboratori, l’aula viene chiusa.

La circolare stabilisce così una custodia organizzata durante le lezioni, ma la clausola sulla responsabilità ha aperto un’altra questione.

La clausola sulla responsabilità alimenta la protesta

Nel documento è specificato che né i docenti né i collaboratori scolastici rispondono dei cellulari lasciati negli armadietti. È questa precisazione ad aver suscitato le maggiori perplessità tra studenti, famiglie e alcuni insegnanti: se un telefono dovesse sparire o danneggiarsi, chi ne risponderebbe? Il dubbio non riguarda un furto già avvenuto, ma le condizioni della custodia richiesta dalla scuola.

Alcune classi hanno rifiutato di consegnare i dispositivi, facendo salire la tensione nell’istituto. La contestazione distingue tra il divieto di usare il telefono durante la lezione, ritenuto comprensibile anche da alcuni docenti, e l’obbligo di depositarlo in un armadietto. Per chi protesta, il punto è capire chi risponderebbe di eventuali furti o danni ai telefoni depositati: la clausola citata esclude la responsabilità di docenti e collaboratori scolastici, ma non chiarisce quella dell’istituto.

Scattano sanzioni e interviene l’Ufficio scolastico

La protesta si è accompagnata alle prime sanzioni disciplinari. A circa 24 ore dall’avvio della nuova regola, uno studente ha finto di depositare il telefono, tenendone con sé un secondo. Un docente lo ha sorpreso mentre fotografava la traccia di un compito in classe e il ragazzo è stato sanzionato. L’episodio ha mostrato come il divieto possa essere aggirato, ma non ha risolto il nodo della responsabilità per i dispositivi lasciati negli armadietti.

La presidenza sostiene che gli armadietti offrano una tutela adeguata e ha invitato chi non si fida a lasciare il telefono a casa. Intanto la vicenda è arrivata all’attenzione dell’Ufficio Scolastico Regionale, chiamato a fare chiarezza. Per le famiglie resta da capire come viene tutelato il telefono che la circolare chiede di depositare, alla luce della clausola che esclude la responsabilità di docenti e collaboratori scolastici.

Redazione
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