Educazione sessuale, i ragazzi cercano online risposte che mancano a scuola e in famiglia

Tra le ricerche online e gli spazi di confronto che mancano, gli adolescenti chiedono informazioni su consenso, relazioni e sessualità anche a scuola.

Trasparenza editoriale: questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sottoposto a verifiche automatizzate delle informazioni e revisionato dalla redazione di Mamme.it.

29/10/2026

Per molti adolescenti, internet e i social sono il primo posto in cui cercare informazioni sulla sessualità: scuola e famiglia restano più indietro. Uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine indica i social come prima fonte per il 37,9% dei ragazzi; famiglia e scuola si fermano rispettivamente al 15,1% e al 5,2%. Il divario riguarda non solo la biologia, ma anche temi come consenso, relazioni e prevenzione.

A scuola l’educazione sessuale dipende dal consenso

Il 4 giugno 2026 è diventata legge la norma sul consenso informato, legge 104/2026. Esclude l’educazione sessuale dall’infanzia e dalla primaria; alle medie e alle superiori la consente soltanto con il consenso scritto preventivo dei genitori, o degli studenti se maggiorenni. La legge interviene in un contesto in cui, secondo un rapporto Unesco, l’Italia è tra gli ultimi Paesi europei per diffusione effettiva dell’educazione affettiva e sessuale.

Gli interventi, già frammentati, si sono spesso concentrati sugli aspetti biologici, lasciando ai margini consenso, relazioni e identità. La psicoterapeuta e sessuologa Giorgia Bosco sostiene che questi argomenti fossero già poco presenti nei programmi prima della nuova legge. Anche l’apparato riproduttivo può essere affrontato con difficoltà: Federica Corcione, coordinatrice dell’Unione degli Studenti, racconta che a volte in classe scattano le risatine e gli insegnanti saltano quel capitolo perché non sanno come affrontarlo.

Online le informazioni sono tante, ma non sempre complete

Per l’Istituto superiore di sanità, cerca informazioni su internet l’89% dei ragazzi e l’84% delle ragazze. Un’indagine Ipsos Doxa per Medici del Mondo, condotta su 1.000 giovani tra i 16 e i 25 anni, aggiunge un dettaglio: il 50% usa Google, che spesso restituisce risposte generate con l’intelligenza artificiale, e il 27% consulta piattaforme di AI. Per il 31% degli intervistati, la pornografia è l’unica fonte di apprendimento sul sesso.

Gli specialisti avvertono che alcuni contenuti espliciti possono proporre modelli estremi o violenti, lontani dalle relazioni reali. La difficoltà non riguarda solo la quantità di informazioni: nel sondaggio Ipsos Doxa, il 72% dei giovani aveva idee sbagliate su come si trasmettono le infezioni sessualmente trasmesse.

Gli studenti chiedono spazi di confronto

Secondo i dati dell’Iss citati da Corcione, il 94% dei ragazzi ritiene che la scuola debba informarli e il 62% vorrebbe farlo con esperti esterni. Anche l’indagine Ipsos Doxa registra una richiesta simile: il 71% degli intervistati indica la scuola come luogo in cui affrontare l’educazione sessuale e affettiva, mentre il 56% la vorrebbe obbligatoria.

Quando gli spazi scolastici mancano, gli studenti cercano di organizzarli durante autogestioni e assemblee, invitando professionisti e associazioni. Corcione racconta che, al liceo, una proposta di incontro su educazione sessuoaffettiva e transfemminismo fu ostacolata dal preside e che il titolo venne cambiato; l’iniziativa si svolse poi in un’assemblea pomeridiana.

Resta quindi il nodo di come offrire ai ragazzi un confronto accessibile e affidabile, mentre la partecipazione agli incontri scolastici di educazione sessuale alle medie e alle superiori è subordinata al consenso scritto preventivo.

Redazione
Redazione

La Redazione di Mamme.it è composta da mamme, blogger e professionisti del settore che condividono esperienze, informazioni e approfondimenti dedicati alla gravidanza, alla maternità, alla crescita e all'educazione dei bambini. Ogni giorno lavoriamo per offrire alle famiglie contenuti utili, chiari e aggiornati, con particolare attenzione all'affidabilità delle informazioni e alle fonti scientifiche

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *