Povertà alimentare, 5,4 milioni di persone in Italia: genitori saltano i pasti per i figli

Nel 2025 la povertà alimentare ha riguardato 5,4 milioni di persone. In un’indagine su 120 famiglie, quattro genitori su cinque dicono di saltare i pasti per lasciare il cibo ai figli.

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06/11/2026

In Italia 5,4 milioni di persone vivono una condizione di povertà alimentare: non sempre riescono a mangiare a sufficienza o a permettersi cibi sani. Tra le famiglie con figli, la difficoltà può tradursi in una rinuncia concreta: quattro genitori su cinque, tra quelli intervistati in tre città, dicono di saltare i pasti per lasciare il cibo ai bambini. I dati sono contenuti nell’Atlante della Fame in Italia 2026 di Azione Contro la Fame.

Che cosa raccontano i dati sulla povertà alimentare

Nel 2025 le persone coinvolte erano il 9,3% della popolazione, in lieve calo rispetto al 9,9% del 2024. L’Atlante, presentato a Roma il 21 ottobre, indica che 5,4 milioni di persone non possono permettersi un pasto proteico almeno ogni due giorni. La povertà alimentare, quindi, non riguarda soltanto la quantità di cibo: può significare anche non riuscire a seguire un’alimentazione varia ed equilibrata.

Il dato nazionale è affiancato da un’indagine qualitativa condotta da Ipsos su 120 famiglie in difficoltà a Milano, Napoli e Bari. In questo gruppo, quattro genitori su cinque dichiarano di rinunciare regolarmente al cibo per lasciarlo ai figli. Più di due famiglie su cinque hanno saltato dei pasti o trascorso un’intera giornata senza mangiare: una fotografia circoscritta alle persone intervistate, che mostra come la carenza possa incidere sulla vita quotidiana.

Le rinunce riguardano anche la vita dei bambini

La qualità degli aiuti disponibili è un altro nodo: i pacchi alimentari, spesso privi di prodotti freschi, non sempre permettono di comporre una dieta varia. Nell’indagine, sette persone su dieci dicono di provare vergogna per la propria condizione e quasi quattro su dieci raccontano di nasconderla alla scuola dei figli, ai parenti o ai vicini. Per tre famiglie su quattro le difficoltà vanno avanti da oltre due anni.

Le conseguenze non si fermano alla tavola. I bambini possono rinunciare allo sport e ad altre occasioni di socialità; tra le famiglie intervistate a Bari, nessun bambino praticava sport. Anche l’accesso ai servizi sociali pubblici è limitato nel campione: meno di una famiglia su cinque dichiara di esservi ricorsa. A Napoli nessuna delle famiglie intervistate riferisce di averli utilizzati.

Lavoro e servizi per l’infanzia non bastano sempre

Avere un lavoro non mette necessariamente al riparo dalle difficoltà. Tra le famiglie con figli, la deprivazione alimentare riguarda il 43,7% dei nuclei in cui la persona di riferimento è disoccupata, ma anche il 19,9% di quelli con un lavoratore a tempo determinato e il 17% delle famiglie con un occupato part-time. Precarietà e redditi insufficienti si sommano alla carenza di servizi per l’infanzia accessibili, che può limitare le opportunità lavorative di chi ha responsabilità di cura.

Azione Contro la Fame propone sei interventi: mense scolastiche accessibili, più servizi per l’infanzia, politiche attive del lavoro, salari dignitosi, educazione alimentare e finanziaria e informazioni più accessibili sui servizi sociali. Per le famiglie con figli, le proposte sulle mense e sui servizi per l’infanzia riguardano due bisogni concreti: i pasti dei bambini e la possibilità di conciliare lavoro e cura.

Redazione
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