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Trasparenza editoriale: questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sottoposto a verifiche automatizzate delle informazioni e revisionato dalla redazione di Mamme.it.
05/11/2026
Un genitore su quattro ha dichiarato di aver esagerato o modificato almeno una volta i sintomi del figlio per ottenere una prescrizione di antibiotici.
È quanto emerge da uno studio statunitense pubblicato su JAMA Network Open, che ha raccolto le risposte di 236 genitori e caregiver.
Tra gli esempi: riferire una febbre mai avuta o descrivere una tosse come più lunga di quanto fosse realmente.
Che cosa hanno raccontato i genitori
Il questionario, somministrato online tra gennaio e febbraio 2026 ad adulti statunitensi con figli minorenni, ha rilevato che 63 partecipanti su 236 (26,7%) avevano alterato almeno una volta le informazioni date al medico per cercare di ottenere antibiotici. In 57 casi era stata riferita un’esagerazione di sintomi presenti; 45 persone hanno detto di aver sia esagerato sia inventato sintomi.
La maggioranza, 173 caregiver su 236, ha invece dichiarato di non aver mai modificato il racconto dei sintomi per questo scopo. L’80% di chi aveva alterato le informazioni ha poi ottenuto la ricetta. Il dato riguarda le risposte raccolte negli Stati Uniti e non descrive automaticamente le scelte di tutte le famiglie.
Le ragioni indicate: preoccupazione e aspettative
Tra chi aveva alterato le informazioni, il 71,4% riteneva che gli antibiotici fossero l’unica soluzione per un bambino giudicato gravemente malato.
Altri pensavano che il trattamento avrebbe aiutato il figlio a tornare prima a scuola o alle attività extrascolastiche, oppure ritenevano di conoscere la sua storia clinica meglio del medico.
Gli esempi descritti nello studio mostrano che cosa poteva cambiare nel racconto: dire che la tosse durava da due settimane invece che da una, oppure riferire una febbre che non c’era stata.
Sono informazioni che possono influire sulla valutazione clinica, perché il medico si basa anche sui sintomi riferiti da chi accompagna il bambino.
Che cosa indica lo studio, e quali sono i limiti
La ricerca, condotta da Alistair Thorpe della Spencer Fox Eccles School of Medicine dell’Università dello Utah, si basa su comportamenti dichiarati dagli stessi partecipanti attraverso un questionario online. Il campione non è probabilistico: i risultati descrivono le risposte di queste 236 persone e non possono essere estesi senza cautele a tutti i genitori statunitensi o ad altri Paesi.
In un editoriale collegato allo studio, Jeffrey Linder della Northwestern University Feinberg School of Medicine richiama anche la responsabilità dei medici nelle prescrizioni quando le informazioni sui sintomi sono state falsificate. Thorpe ricorda che gli antibiotici non sono farmaci innocui. Per le famiglie, la questione concreta riguarda il racconto durante la visita: durata della tosse e presenza di febbre sono dettagli che entrano nella valutazione del medico.




