Docente 62enne ha un infarto in aula dopo un richiamo: la famiglia decide di sporgere denuncia

Un docente di 62 anni ha avuto un infarto in aula poco dopo un richiamo a uno studente di 17 anni. La famiglia ha deciso di sporgere denuncia.

06/10/2026

In una scuola abruzzese, un docente di 62 anni ha avuto un infarto in aula poco dopo aver richiamato uno studente di 17 anni.

Dalla scuola è partita la richiesta di soccorso e la famiglia dell’insegnante ha deciso di sporgere denuncia. Il malore è avvenuto dopo il confronto con il ragazzo, ma la successione degli eventi non basta a stabilire che la discussione abbia causato l’infarto.

Il richiamo per la colazione in classe

Secondo una prima ricostruzione, lo studente stava facendo colazione in aula in modo particolarmente rumoroso.

Il professore gli avrebbe chiesto di interrompere oppure di uscire dalla classe per finire di mangiare. Il ragazzo non avrebbe seguito l’indicazione e tra i due sarebbe nata una discussione.

Nella prima ricostruzione, lo studente si sarebbe avvicinato sempre più al docente, fino a simulare alcuni colpi all’altezza del suo volto con fare minaccioso.

Avrebbe poi dato un pugno alla porta dell’aula e si sarebbe allontanato tra insulti e minacce. Pochi istanti più tardi, l’insegnante si è sentito male in classe.

La denuncia e il ruolo del richiamo a scuola

Dopo l’infarto, la famiglia del docente ha deciso di sporgere denuncia.

Romano Pesavento, presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani, ha commentato l’episodio soffermandosi sul ruolo dell’insegnante: richiamare uno studente durante la lezione, ha sostenuto, significa esercitare una responsabilità e chiedere il rispetto delle regole necessarie al lavoro della classe.

Per Pesavento, il dialogo e l’ascolto fanno parte della relazione educativa, ma non rendono ogni regola negoziabile né cancellano le diverse responsabilità di docente e studente. Ha espresso preoccupazione per la possibilità che un richiamo venga accolto con atteggiamenti aggressivi o intimidatori, senza dare per accertati i comportamenti attribuiti al diciassettenne.

Se gli accertamenti dovessero confermare comportamenti di questa natura, secondo Pesavento non sarebbe corretto considerarli una semplice intemperanza adolescenziale o un ordinario conflitto tra docente e alunno. È qui che il caso tocca la vita della classe: distinguere il confronto con uno studente dalla risposta intimidatoria a un richiamo, senza anticipare giudizi su quanto è accaduto.

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