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26/09/2026
L’emicrania riguarda circa un bambino su 20 in Italia, secondo studi italiani, e oltre uno su 10 a livello internazionale. Con la ripresa delle lezioni, il mal di testa può incidere sull’attenzione, sull’apprendimento e sulla frequenza scolastica. Gli esperti della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) invitano a non liquidare il dolore come una scusa: osservarne l’andamento e parlarne con il pediatra aiuta a capire come affrontarlo.
Perché il mal di testa può pesare a scuola
Per molti bambini e ragazzi predisposti all’emicrania, il periodo scolastico è più difficile delle vacanze. L’inizio delle lezioni e il rientro dopo le vacanze di Natale sono indicati come momenti critici: cambiamenti nei ritmi e ansia possono favorire gli attacchi. Il dolore, a sua volta, può ridurre attenzione e capacità di apprendimento, alimentando lo stress.
Secondo studi americani, il calo del rendimento può arrivare al 30%; uno studio pubblicato nell’agosto 2026 sul Journal of Child Neurology stima inoltre quattro o cinque giorni di assenza all’anno. La difficoltà non è solo didattica: Massimiliano Valeriani, direttore della Developmental Neurology Unit dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, segnala che sentirsi considerati poco credibili può aumentare la frustrazione. Per questo, la scuola può aiutare osservando frequenza e intensità dei disturbi e cercando eventuali fattori scatenanti nel contesto scolastico.
Come può manifestarsi nei bambini
Anche i bambini tra i quattro e i sette anni possono riferire chiaramente il mal di testa, ma gli attacchi possono durare meno di dieci minuti. Nei più piccoli, inoltre, l’emicrania può presentarsi con sintomi diversi dal dolore alla testa: tra quelli indicati da Valeriani ci sono vomito ciclico, dolori addominali ricorrenti, vertigini e cinetosi, cioè il malessere legato al movimento.
Computer e smartphone non sono considerati una causa diretta degli attacchi. Tuttavia, negli alunni che soffrono già di emicrania, un uso eccessivo degli schermi può peggiorare la severità dei sintomi. Monitorare quando compare il dolore e quanto è intenso può offrire al pediatra elementi utili per valutare il quadro.
I segnali da riferire al pediatra
Marina De Tommaso, docente di Neurologia all’Università di Bari e presidente della SISC, invita a prestare attenzione ai segnali d’allarme: un dolore improvviso e molto intenso, che raggiunge il massimo in pochi minuti; mal di testa notturno o al risveglio; un peggioramento progressivo nel corso di settimane o mesi; dolore che compare o aumenta nettamente con tosse, starnuti, sforzo o defecazione. Anche un esordio prima dei tre anni richiede attenzione.
Gli esperti indicano il pediatra come primo riferimento, prima di accertamenti che potrebbero non essere necessari. Le terapie disponibili per gli adulti non sono tutte sperimentate in età pediatrica: per alcuni farmaci mancano indicazioni chiare su dosi e impiego. Per le famiglie, le osservazioni degli insegnanti sulla frequenza e sull’intensità del mal di testa, insieme agli eventuali disagi a scuola o in famiglia, sono elementi da condividere con il pediatra.

