Mamma, tu salti?

Qualche tempo fa mio figlio, dopo aver devastato per mezz’ora i cuscini del divano saltandoci sopra, mi ha chiesto: Mamma, tu salti?

Bè amore mio,  effettivamente io salto…

Salto innumerevoli ore di sonno e poi mi addormento nella sala d’aspetto della pediatra, con la testa appoggiata al passeggino di tua sorella.

Salto le ore dei pasti e pranzo a merenda e ceno…quando capita.

Salto appuntamenti dalla parrucchiera e dall’estetista, e purtroppo a volte salto anche la doccia, a meno che non la faccia piegata a startac in uno spazio di un metro per uno perché tu giochi a lavarmi i capelli.

Salto spesso il tg, la sera, e plano sulle storie ecologiche dei Barbapapà che ero riuscita a saltare per 35 anni.

Se andiamo in un negozio, salto a piedi pari vestiti e pantaloni da donna e mi fiondo sui vostri abitini, che sono molto più divertenti… se vi serve una taglia più grande di quella che avevo preso non è una vergogna ma un orgoglio.

Nella libreria salto con una lacrima di nostalgia Zola, Marquez e Jane Austin e volo sulle favole pop up che distruggerete dopo 10 minuti.

A volte salto sul posto da un piede all’altro…ma disegnarti un dinosauro è più importante che andare in bagno…

Una volta ho saltato persino in una pozzanghera (e davanti a testimoni), perché tu eri George e io Mamma Pig.

Sono saltata da dietro le porte, per farti paura ben sapendo di non fartela, e ti ho saltato giocando a nascondino e fingendo di non vederti mentre avevi gambe e testa che sbucavano da sotto il tuo tavolino.

Ho saltato poi milioni di sigarette e mojito nel tentativo di farvi crescere sani dentro di me.

E il cuore mi ha saltato un battito ogni volta che ti sei avvicinato al mio orecchio e mi hai sussurrato  “ti voglio bene”.

Insomma sì Piccolo mio, io salto: e lo faccio così bene che forse un giorno mi guadagnerò il privilegio di guardare tutti i salti che farete per i vostri bambini!

C'era una mamma
C'era una mamma

Sono Daniela Zepponi: copy freelance, lettrice innamorata dei libri, mamma, moglie e regina indiscussa dei lievitati. Mi batto da anni per la liberazione della lingua italiana dall’uso scorretto del condizionale e del congiuntivo.
Il mio debole? La battuta perfetta: non rinuncio mai ad avere l’ultima parola. Vivevo in una banale realtà fatta di discoteche, mojitos, lavoro (noioso), shopping ed ex-fidanzati fedifraghi: poi una sera un giovane uomo gentile mi si è seduto accanto e mi ha fatto ricordare di avere un cuore.
In pochissimo mi sono ritrovata con un compagno, una casa, due pargoli, zero lavori. E purtroppo zero mojitos.
E lì è cominciata la favola.

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