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22/09/2026
Il tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi torna al centro del dibattito politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rilanciato la proposta e il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sta lavorando a una misura che potrebbe arrivare in Consiglio dei ministri. Secondo la banca dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornata al 31 agosto 2025, gli studenti con cittadinanza non italiana sono 911.578, circa il 12% della popolazione scolastica.
Chi rientra nella definizione di “alunno straniero”
Circa due studenti su tre con cittadinanza non italiana sono nati in Italia e frequentano la scuola italiana fin dall’infanzia. La cittadinanza, quindi, non coincide automaticamente né con l’essere appena arrivati nel Paese né con una conoscenza insufficiente dell’italiano.
La pedagogista Anna Granata, professoressa di Pedagogia all’Università di Milano-Bicocca, osserva che l’espressione “alunni stranieri” può creare una categoria separata, includendo bambini e ragazzi che parlano italiano, sono cresciuti nel Paese e si sentono parte della propria classe. Secondo Granata, i neoarrivati sono circa un terzo degli studenti compresi in questo gruppo: per loro l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua può affiancarsi alla valorizzazione delle competenze e delle lingue già possedute.
La soglia esiste già, con deroghe
Una soglia del 30% è già prevista da una circolare del 2010: riguarda gli alunni stranieri con una conoscenza ridotta dell’italiano e ammette deroghe. L’ipotesi allo studio punta a rendere il criterio più cogente attraverso una norma e a distribuire più uniformemente la presenza degli studenti tra classi e scuole.
L’applicazione del limite presenta però aspetti pratici. Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ha richiamato il principio della prossimità: molte famiglie scelgono la scuola del quartiere e, nelle zone con un’alta concentrazione di residenti di origine migratoria, rispettare un tetto può risultare complesso. Granata segnala inoltre il caso dei contesti rurali, dove le classi possono avere otto o nove alunni e quasi tutti possono essere di origine straniera.
La presenza di classi con concentrazioni elevate è un problema riconosciuto anche da chi critica la misura. Per Granata, in particolare, la ghettizzazione è legata soprattutto a fattori sociali e urbanistici: la condizione socioeconomica di un quartiere può riflettersi nella composizione delle scuole.
Le richieste di più strumenti per le scuole
Il Partito Democratico savonese ha definito il tetto una risposta semplicistica e ha chiesto più insegnanti, mediatori linguistico-culturali, laboratori di italiano L2 e organici adeguati. La posizione del partito è che la cittadinanza non vada confusa con la conoscenza della lingua italiana e che le difficoltà linguistiche richiedano interventi mirati, soprattutto per gli studenti appena arrivati.
Per l’anno scolastico 2025/26 è previsto un docente aggiuntivo per il potenziamento dell’italiano nelle classi in cui i nuovi arrivati in Italia sono almeno il 20%. La figura è prevista anche nelle classi in cui gli studenti stranieri non possiedono competenze linguistiche di base almeno pari al livello A2. I docenti dedicati sono circa mille, di cui 751 nel primo ciclo, cioè primaria e scuola secondaria di primo grado.
Per famiglie e scuole restano centrali i criteri con cui l’eventuale tetto potrebbe essere applicato, le deroghe e il rapporto con la scelta della scuola vicina. Sono questi gli aspetti concreti che accompagneranno il confronto sulla misura in preparazione.

