Treviso, bambino di 11 anni picchiato con la cintura e costretto a lavorare in stalla: genitori condannati

Il tribunale di Treviso ha condannato in primo grado i genitori di un bambino di 11 anni. La vicenda era emersa dopo una conversazione a scuola.

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07/11/2026

Il tribunale di Treviso ha condannato in primo grado due genitori di Montebelluna per i maltrattamenti nei confronti del figlio di 11 anni. Il bambino veniva picchiato e costretto a lavorare nella stalla di famiglia fin dalle prime ore dell’alba. La vicenda è emersa a scuola, dopo una conversazione con l’insegnante di sostegno. Nella sentenza i giudici hanno stabilito pene diverse per il padre e la madre, sospeso la loro responsabilità genitoriale e disposto una somma a favore del figlio, mentre il risarcimento integrale dei danni resta da quantificare.

Le condanne del tribunale di Treviso

Il padre è stato condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione, la madre a 4 anni. La sentenza riguarda i maltrattamenti nei confronti del figlio, che oltre a essere picchiato era obbligato a svolgere attività nella stalla di famiglia fin dall’alba. Il tribunale ha anche sospeso la responsabilità genitoriale: per 11 anni nel caso del padre e per 8 anni in quello della madre.

Le durate della sospensione, come le pene, sono dunque differenti per i due genitori. Sono misure distinte dalla somma disposta dai giudici a favore del bambino. La decisione è di primo grado: è questo lo stato del procedimento a cui si riferiscono le condanne. La vicenda era arrivata all’attenzione degli inquirenti dopo una segnalazione partita dalla scuola frequentata dal ragazzino.

La conversazione a scuola e la segnalazione

La situazione è venuta alla luce lo scorso anno. L’insegnante di sostegno aveva chiesto al bambino quale regalo volesse fare al padre per la Festa del papà. Durante quella conversazione il ragazzino ha raccontato alla docente ciò che viveva a casa. L’insegnante ha fatto partire la segnalazione da cui hanno preso avvio gli accertamenti.

La domanda sul regalo spiega in quale occasione il bambino abbia parlato con la docente; non cambia il punto centrale di quanto emerso: i maltrattamenti e il lavoro nella stalla di famiglia. Il suo racconto è stato seguito da una segnalazione e dall’apertura delle indagini. La scuola è stata quindi il luogo in cui la situazione è emersa, prima che la vicenda arrivasse al procedimento concluso con la sentenza di primo grado.

Il risarcimento dei danni resta da quantificare

Oltre alle pene e alla sospensione della responsabilità genitoriale, i giudici hanno disposto una provvisionale di 50mila euro a favore del bambino. Si tratta della somma stabilita nella sentenza, non della quantificazione complessiva dei danni.

Il risarcimento integrale dovrà essere quantificato in sede civile. È questo l’aspetto economico ancora da definire per il figlio: l’importo complessivo non coincide necessariamente con la provvisionale già disposta. La distinzione consente di leggere la decisione senza confondere la somma indicata dai giudici con il valore finale del risarcimento.

Redazione
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