Foto di Bruno Curly su Pexels
26/09/2026
Un bambino di 45 giorni è stato salvato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari dopo aver sviluppato la sindrome emolitico-uremica (SEU), una grave complicanza di un’infezione da Escherichia coli. Il piccolo non aveva consumato direttamente alimenti contaminati: secondo le indagini epidemiologiche, il contagio sarebbe avvenuto da persona a persona, dopo che un familiare aveva consumato latte crudo. Dopo il ricovero e le cure intensive, il bambino è stato dimesso.
La SEU e il ricovero in condizioni critiche
All’arrivo in ospedale, il bambino era in condizioni estremamente critiche e presentava una grave compromissione della funzionalità renale. È stato ricoverato nella Rianimazione pediatrica, diretta da Cristian Mirabile, dove ha ricevuto manovre rianimatorie invasive e trattamenti quotidiani di dialisi intensiva. La SEU può compromettere seriamente i reni e, nel suo caso, ha richiesto cure ad alta complessità.
Superata la fase più delicata, il piccolo è stato seguito dall’équipe della Nefrologia pediatrica diretta da Mario Giordano. Il progressivo miglioramento ha permesso di proseguire le cure fuori dalla Rianimazione, fino alle dimissioni. Mirabile ha sottolineato la rarità della SEU a un’età così precoce e ha attribuito il recupero del bambino al lavoro integrato tra rianimatori e nefrologi.
Il contagio sarebbe avvenuto senza consumo diretto
Le indagini dell’Unità operativa di Igiene del Policlinico di Bari, successivamente confermate dall’Istituto Superiore di Sanità, hanno ricostruito una possibile trasmissione interumana. Il bambino non avrebbe assunto cibo contaminato: l’infezione sarebbe passata da un familiare al piccolo dopo il consumo di latte crudo all’interno del nucleo familiare.
È questa la distinzione centrale del caso: il latte crudo non era stato dato al neonato, ma il suo consumo in famiglia sarebbe legato al contagio indiretto. Giordano ha ricordato che le indicazioni del Ministero della Salute raccomandano di evitare latte crudo e derivati nell’alimentazione dei bambini piccoli. Alla luce di quanto ricostruito, il nefrologo ha richiamato l’attenzione anche sulle abitudini alimentari degli adulti che hanno contatti stretti con lattanti e bambini piccoli.
Le cure coordinate e la sorveglianza regionale
Al percorso di cura hanno contribuito più équipe dell’ospedale, tra cui Rianimazione e Nefrologia pediatrica. Antonio Sanguedolce, direttore generale del Policlinico di Bari, ha sottolineato il ruolo del lavoro multidisciplinare, dai laboratori alla Cardiologia, nell’assistenza al bambino durante le diverse fasi del ricovero e fino al ritorno a casa.
Giordano ha ricordato anche il protocollo regionale di sorveglianza attivato nel 2018 dalla Nefrologia pediatrica. Il percorso prevede l’allerta in caso di gastroenterite emorragica e l’invio dei campioni al laboratorio di Igiene per la ricerca del batterio. Secondo il medico, i casi di SEU sono passati dagli oltre 21 registrati durante l’epidemia dell’estate 2013 ai quattro di quest’anno; Giordano attribuisce la riduzione anche alla sorveglianza. Per le famiglie, questo episodio mette in evidenza un aspetto preciso: il neonato non aveva consumato latte crudo, mentre il possibile contagio richiama l’attenzione sulle abitudini alimentari degli adulti a stretto contatto con lui.



