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23/10/2026
Paolo Crepet torna a criticare il ruolo degli adulti nell’educazione dei ragazzi: «Mi pare evidente che non sanno fare il loro mestiere», ha detto parlando dei genitori.
Il punto, per lo psichiatra, è la difficoltà di porre limiti e sostenerli anche quando un figlio protesta.
Ma la responsabilità, nella sua analisi, non riguarda soltanto le famiglie: Crepet chiede anche controlli effettivi sulle piattaforme digitali, dopo la diffusione online di minacce contro alcune studentesse.
Dire di no e dare l’esempio
Per Crepet, vietare o limitare l’uso del cellulare e dei social può provocare rabbia e tensioni in casa.
Proprio per questo, sostiene, gli adulti dovrebbero essere disposti a reggere il conflitto invece di rinunciare al limite per evitarlo. La sua critica investe anche la coerenza degli adulti: è difficile chiedere ai ragazzi di staccarsi dallo smartphone se chi li accompagna lo usa continuamente.
Il tema era già comparso nei suoi interventi sul rapporto tra genitori e scuola.
A settembre lo psichiatra aveva criticato chi difende sistematicamente i figli davanti agli insegnanti: una protezione che, nella sua lettura, può rendere più difficile accettare un’insufficienza, un rifiuto o una regola. Il compito educativo, per Crepet, comprende anche aiutare i ragazzi a fare i conti con la frustrazione, senza sottrarli a ogni conseguenza.
La richiesta di controlli sulle piattaforme
La stretta invocata da Crepet riguarda la circolazione online di minacce rivolte a studentesse.
Secondo lo psichiatra, i social amplificano l’esposizione delle persone coinvolte e devono essere sottoposti a controlli effettivi.
La sua posizione è drastica: se non è possibile controllarli, sostiene, andrebbero chiusi. È una richiesta che affianca alle responsabilità di chi scrive i messaggi e delle famiglie quelle delle piattaforme che li diffondono.
Crepet richiama anche il modo in cui i contenuti scorrono uno dopo l’altro, accostando intrattenimento e tragedie. «Dal bene al male, dal carino all’orrore», osserva: a suo giudizio, questa successione rischia di confondere le emozioni e di lasciare poco spazio per comprendere ciò che si vede.
Autonomia e controllo nella vita quotidiana
La critica agli adulti non significa, per Crepet, chiedere una sorveglianza continua.
In un intervento del 15 ottobre ha indicato come contraddittorio concedere ai ragazzi ampi spazi di libertà e, nello stesso tempo, seguirne ogni spostamento con la geolocalizzazione.
Nella sua analisi, quel controllo può prendere il posto della fiducia senza aiutare i giovani ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
In un’intervista del 20 ottobre, lo psichiatra ha contestato anche le chat dei genitori e il registro elettronico, collegando questi strumenti al tema dell’autonomia dei ragazzi.
Per le famiglie resta una difficoltà concreta: mantenere un limite anche davanti alle proteste dei figli, senza sostituirsi a loro nelle questioni scolastiche né affidare alla geolocalizzazione la fiducia necessaria per lasciarli crescere.




