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22/10/2026
Quando un figlio si ammala, organizzare la cura e avvisare il lavoro diventa una necessità immediata.
Nel 2026, per i lavoratori dipendenti, il congedo per malattia dei figli prevede fino a 10 giorni lavorativi annui per ciascun genitore, da utilizzare alternativamente, nella fascia dai 3 ai 14 anni.
Anche il congedo parentale può essere utilizzato fino ai 14 anni, ma resta uno strumento diverso, con propri limiti e indennità. Ecco come distinguere le tutele e cosa controllare prima di fare richiesta.
Malattia dei figli: quanti giorni spettano nel 2026
Il congedo per malattia del figlio consente ai genitori lavoratori dipendenti di assentarsi quando il bambino è malato, con la necessaria certificazione medica.
Il numero di giorni disponibili dipende dall’età del figlio: nei primi anni la tutela non ha un tetto annuale di giornate, mentre successivamente è previsto un limite.
- Fino ai 3 anni: ciascun genitore può assentarsi, alternativamente all’altro, per i periodi di malattia certificata, senza un limite annuale di giorni.
- Dai 3 ai 14 anni: ciascun genitore dispone di 10 giorni lavorativi annui di assenza per malattia certificata del figlio, da utilizzare alternativamente all’altro genitore.
I 10 giorni non sono un unico monte giorni da dividere nella coppia: il limite è individuale.
L’utilizzo alternato significa però che i due genitori non possono usare contemporaneamente questo stesso congedo per assistere lo stesso figlio nelle medesime giornate. Per programmare le assenze è quindi utile tenere un riepilogo dei giorni utilizzati da ciascuno.
Le assenze per il figlio malato sono pagate?
In via generale, il congedo per malattia del figlio è non retribuito. I periodi sono utili per l’anzianità di servizio, ma non fanno maturare ferie e tredicesima.
Prima di valutare l’impatto sullo stipendio, è importante controllare il contratto collettivo e gli eventuali accordi applicabili: possono prevedere condizioni più favorevoli.
Non va confuso con la malattia del lavoratore: in questo caso ad avere bisogno di cure è il figlio. Ed è distinto dal congedo parentale, che non richiede una malattia del bambino e segue regole proprie per durata, domanda e trattamento economico.
Congedo parentale fino a 14 anni: più tempo per usarlo, non più mesi
Nel 2026 il congedo parentale può essere utilizzato fino ai 14 anni del figlio. L’estensione dell’età entro cui fruirne non aumenta però il monte mesi disponibile: chi ha già esaurito il proprio diritto non ottiene nuovi mesi soltanto perché si amplia la finestra di utilizzo.
- Per la coppia: fino a 10 mesi complessivi, elevabili a 11 se il padre utilizza almeno 3 mesi.
- Per la madre: fino a 6 mesi, nel rispetto del limite complessivo.
- Per il padre: fino a 6 mesi, elevabili a 7 quando ricorrono le condizioni previste.
- Per il genitore solo: fino a 11 mesi, quando la situazione rientra nella definizione prevista dalla normativa.
Il congedo può essere utilizzato su base mensile, giornaliera o oraria, rispettando le regole applicabili. In caso di adozione o affidamento, il riferimento è il periodo dall’ingresso in famiglia: il limite dei 14 anni va coordinato con le condizioni specifiche, compresi i limiti legati alla maggiore età del figlio.
Quanto viene pagato il congedo parentale
Occorre distinguere tra mesi di assenza disponibili e mesi indennizzabili. Il quadro generale prevede 9 mesi complessivamente indennizzabili: fino a 3 possono essere coperti all’80% della retribuzione, se utilizzati entro i 6 anni del figlio e se ricorrono i requisiti previsti; gli altri mesi indennizzabili sono al 30%. I mesi all’80% non sono tre per ciascun genitore.
L’80% non spetta automaticamente a tutte le famiglie: contano anche le condizioni temporali di accesso, legate alla conclusione del congedo di maternità o paternità. Per gli eventuali periodi ulteriori rispetto ai 9 mesi indennizzabili serve una verifica specifica del diritto al trattamento economico. Prima di pianificare un’assenza, è utile chiedere una simulazione all’ufficio personale o assistenza a un patronato.
Come organizzare la richiesta e quali documenti controllare
La procedura cambia a seconda del congedo e del rapporto di lavoro. Per evitare equivoci, conviene indicare con precisione il tipo di assenza quando si contatta l’azienda o l’amministrazione.
- Per la malattia del figlio: avvisare tempestivamente il datore di lavoro e verificare le modalità di certificazione medica e la documentazione richiesta sull’alternanza tra genitori.
- Per il congedo parentale: controllare il residuo disponibile, individuare le date e verificare domanda INPS, comunicazione al datore e termini di preavviso applicabili.
- Per il conteggio dei periodi: consultare anche il servizio INPS “Contatore congedo parentale”, confrontando i dati con le assenze effettivamente fruite.
- Per la retribuzione: controllare il contratto collettivo, le eventuali integrazioni e i requisiti personali per l’indennità.
Maternità e paternità: le altre tutele da conoscere
Il congedo di maternità dura 5 mesi, ordinariamente due prima della data presunta del parto e tre dopo. L’indennità di base è pari all’80% della retribuzione, con possibili integrazioni contrattuali. Le opzioni di flessibilità, compreso lo spostamento dell’intero periodo dopo il parto, richiedono il rispetto delle condizioni e delle attestazioni mediche previste.
Il congedo di paternità obbligatorio per il padre lavoratore dipendente è di 10 giorni lavorativi, che diventano 20 in caso di parto plurimo, con indennità al 100%. È utilizzabile dai due mesi precedenti la data presunta del parto ai cinque mesi successivi alla nascita, anche in giorni non consecutivi ma non a ore. È un diritto autonomo e può coincidere con il congedo di maternità.
Riposi giornalieri e situazioni da valutare separatamente
Nel primo anno di vita sono previsti anche i riposi giornalieri, spesso chiamati permessi per allattamento: due ore se l’orario giornaliero è pari o superiore a sei ore, una se è inferiore. Raddoppiano in caso di parto plurimo.
Per adozione o affidamento il riferimento è il primo anno dall’ingresso in famiglia; il raddoppio riguarda l’ingresso di almeno due minori. L’accesso del padre segue condizioni specifiche.




