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27/09/2026
A Mortara, in provincia di Pavia, ai figli delle famiglie con più di 150 euro di arretrati per la mensa scolastica viene servito un pasto diverso da quello dei compagni: pasta in bianco e pollo o altra carne bianca. Il Comune usa il menù differenziato per sollecitare il pagamento delle somme dovute. La scelta del sindaco Fabio Farina ha aperto una discussione: il debito riguarda gli adulti, mentre la differenza si vede durante il pranzo dei bambini.
La soglia indicata dall’amministrazione è di oltre 150 euro di arretrati: sotto questa cifra il pasto diverso non scatta. Per i bambini interessati il menù prevede principalmente pasta in bianco e petto di pollo o altra carne bianca. Secondo quanto spiegato dal sindaco, dovrebbero essere presenti anche frutta e verdura. Gli alunni, dunque, continuano a ricevere un pasto, ma non quello servito ai compagni.
Farina ha spiegato che l’obiettivo è far notare la differenza ai bambini, così che ne parlino a casa e i genitori regolarizzino i pagamenti. Il pasto non è soltanto una risposta alla morosità: nella scelta dell’amministrazione, la differenza a tavola diventa un modo per richiamare l’attenzione della famiglia sul debito.
Il Comune aveva già contattato le famiglie per comunicare gli importi dovuti e le modalità di pagamento. In alcune situazioni è possibile concordare una rateizzazione. Il sindaco ha riferito che diversi genitori hanno saldato dopo i solleciti e che, in molti casi, gli arretrati sarebbero dovuti a dimenticanze o mancati pagamenti, non a un rifiuto deliberato.
Gli atti comunali e le esenzioni
La gestione degli insoluti era stata affrontata dalla Giunta il 10 settembre, con la delibera numero 55, un atto di indirizzo sui servizi scolastici per l’anno 2026/2027. Il 17 settembre i Servizi sociali comunali hanno inoltre adottato la determina numero 543, dedicata all’individuazione degli utenti esentati dal pagamento della mensa per lo stesso anno scolastico.
Accanto al recupero dei crediti esiste dunque un percorso per le esenzioni. Si tratta di aspetti distinti: il menù differenziato riguarda i figli delle famiglie con arretrati oltre la soglia indicata, mentre l’esenzione riguarda gli utenti individuati per non pagare il servizio. Per chi ha un debito, il Comune prevede anche i solleciti e, in determinate situazioni, la possibilità di concordare una rateizzazione.
Il pasto diverso e il ruolo della mensa
La misura distingue i bambini coinvolti dai compagni attraverso ciò che viene servito a tavola. È questo il punto più delicato: i genitori sono responsabili del pagamento, ma è il figlio a trovarsi davanti a un menù riconoscibilmente diverso. La discussione riguarda quindi anche il modo in cui il recupero di un debito familiare entra nella vita quotidiana della classe.
Le linee di indirizzo nazionali del Ministero della Salute riconoscono alla ristorazione scolastica una funzione che va oltre la somministrazione del cibo: la mensa è anche un contesto di socialità, convivialità ed educazione alimentare, legato all’uguaglianza delle opportunità. Nel 2013 l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza aveva già richiamato la necessità di distinguere la responsabilità economica dei genitori dalla posizione dei minori. Questi richiami non stabiliscono da soli la legittimità della scelta di Mortara, ma spiegano perché il pasto differenziato sollevi interrogativi sul ruolo della refezione scolastica.
Per le famiglie e per la scuola, il nodo resta concreto: il Comune cerca di recuperare gli arretrati, ma il debito degli adulti diventa visibile nel piatto servito ai bambini mentre mangiano insieme ai compagni.




