Foto di Yan Krukau su Pexels
Trasparenza editoriale: questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale, sottoposto a verifiche automatizzate delle informazioni e revisionato dalla redazione di Mamme.it.
07/11/2026
A Taranto una bambina di nove anni non ha potuto usufruire della mensa scolastica per un insoluto attribuito alla famiglia e risalente all’anno precedente. Il Comune indica un debito di circa 38 euro; il padre contesta l’importo e riferisce di aver ricevuto anche un saldo negativo di 12,80 euro. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) critica l’esclusione e propone un fondo comunale per garantire la continuità dei pasti.
La cifra e le versioni diverse sulla mensa
La vicenda è iniziata il 3 novembre, all’avvio della refezione: il padre ha ricevuto una telefonata dalla scuola con l’invito a riprendere la figlia alle 13 anziché alle 16.15, a causa di un insoluto dell’anno precedente. Il genitore contesta l’importo e le comunicazioni ricevute. Al momento della segnalazione, la bambina non risultava ancora ammessa alla mensa.
L’assessora comunale alla Pubblica istruzione, Maria Lucia Simeone, sostiene che la famiglia fosse stata avvisata della morosità ad aprile e che il debito fosse visibile sulla piattaforma per prenotare i pasti. Indica un insoluto di 38 euro, superiore alla soglia di 30 euro prevista dal regolamento. Il padre riferisce invece che gli sono stati comunicati prima 38,40 euro e poi, tramite uno screenshot, un saldo negativo di 12,80 euro.
La richiesta della famiglia e la posizione del Comune
Il padre afferma che, al momento dell’iscrizione, non gli era stato segnalato alcun impedimento alla mensa. La famiglia ne ha chiesto il ripristino con una diffida presentata dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, riservandosi di rivolgersi al giudice anche per un eventuale risarcimento. Secondo quanto riferito alla famiglia, la bambina avrebbe potuto rientrare nell’elenco degli ammessi solo dopo la regolarizzazione della posizione.
Le versioni divergono anche sull’uscita da scuola. Il Comune sostiene che la famiglia fosse stata avvisata per poter riprendere la bambina prima del pranzo e che lei non sia stata privata del pasto davanti ai compagni. Il padre descrive la telefonata come una richiesta di andare a prendere la figlia in anticipo. Sono dunque contestate sia la cifra sia la sequenza delle comunicazioni.
Il fondo comunale proposto dal Cnddu
Il Cnddu esprime una «ferma censura» della vicenda e chiede al Comune di Taranto di ripristinare la fruizione della mensa, verificare gli atti e chiarire le responsabilità decisionali. Secondo il coordinamento, il recupero dei crediti dovrebbe avvenire separatamente, senza incidere sulla partecipazione degli alunni alla vita scolastica.
La proposta è istituire un fondo comunale di garanzia con una dotazione iniziale di 50mila euro all’anno, da adeguare alle necessità effettive. Coprirebbe temporaneamente i pasti degli alunni interessati da morosità, mentre gli uffici recupererebbero separatamente le somme, con verifiche sulle condizioni economiche e possibilità di rateizzazione. Il Cnddu precisa che non sarebbe un’esenzione generalizzata: il fondo è una proposta, non una misura approvata.
Per le famiglie, il punto concreto è questo: mantenere l’accesso alla mensa mentre l’eventuale debito viene verificato e gestito senza interrompere il servizio agli alunni.




