L’abbraccio di una mamma

L’abbraccio di una mamma è il luogo accogliente e perfetto dove cerca rifugio un bimbo appena nato. In un mondo pieno di sconosciuti e cose all’apparenza spaventose, quell’abbraccio lo calma all’istante, gli dà la forza di aprire gli occhi per scoprire il viso che ha solo immaginato.

L’abbraccio di una mamma, all’inizio, è una tela sottile, tessuta a fatica, dove amore, gioia e qualche lacrima s’intrecciano fino a rendere il tessuto più forte. È un universo fatto di cure minuziose, d’infinite carezze, di silenzi sospesi, quando il cucciolo si addormenta.

Ma è anche una giostra divertente, che fa girare, fa ballare e poi si calma per ninnare.

L’abbraccio di una mamma, quando il figlio cresce, è il porto sicuro dove tornare sempre. È il luogo che si lascia piano piano e con orgoglio, quando si inizia a camminare, ma che semplicemente c’è.

Le due braccia di una mamma sono “l’ospedale” che cura i malati e i feriti, nelle infinite notti passate coi bimbi ad aspettare che i denti smettano di far male, a spegnere la febbre di un’influenza, nei giorni impegnati a medicare cadute.

Questo abbraccio cresce con il figlio, nel tempo. E da piccolo e stretto si fa sempre più ampio, fino a quando le braccia ricadono lungo i fianchi, e figli sono pronti a volare. E noi che li abbracciamo da quando sono nati, a volte facciamo un po’ fatica a trovare la chiave che apre le porte del cuore, e a dire è ora di andare.

Ma gli abbracci non scompaiono: cambiano solo, come cambiamo noi, come cambiano i bambini. Ne avranno meno bisogno (forse), ma quando vorranno essere abbracciati, saremo lì.

E magari un giorno queste braccia si faranno di nuovo piccole e strette, pronte per accogliere il figlio di un figlio. E allora avremo imparato davvero tutto, sugli abbracci.

Ma questa è un’altra storia.

C'era una mamma
C'era una mamma

Sono Daniela Zepponi: copy freelance, lettrice innamorata dei libri, mamma, moglie e regina indiscussa dei lievitati. Mi batto da anni per la liberazione della lingua italiana dall’uso scorretto del condizionale e del congiuntivo.
Il mio debole? La battuta perfetta: non rinuncio mai ad avere l’ultima parola. Vivevo in una banale realtà fatta di discoteche, mojitos, lavoro (noioso), shopping ed ex-fidanzati fedifraghi: poi una sera un giovane uomo gentile mi si è seduto accanto e mi ha fatto ricordare di avere un cuore.
In pochissimo mi sono ritrovata con un compagno, una casa, due pargoli, zero lavori. E purtroppo zero mojitos.
E lì è cominciata la favola.

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