Il bambino chiama la mamma per nome: come mai?

Quando un bambino chiama la mamma per nome, i genitori possono sentirsi disorientati. Ecco le possibili ragioni e come rispondere nella vita quotidiana.

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Può capitare che un bambino inizi a chiamare la madre con il nome di battesimo, invece di dire “mamma”. Per un genitore può essere una sorpresa, soprattutto se quel modo di chiamarlo cambia all’improvviso. Per capirne il significato è utile osservare come il bambino usa le parole e come si parla in famiglia, senza leggere subito questa scelta come un segno di distanza.

Perché il bambino chiama la mamma per nome

Prima va distinta la lallazione dall’uso di una parola: ripetere sillabe come “ma-ma” non significa necessariamente chiamare la madre. La differenza è usare la parola per riferirsi a lei, non soltanto produrne i suoni. “Mamma” può essere tra le prime parole, ma lo sviluppo linguistico varia da bambino a bambino. Per questo, la sola presenza o assenza di “mamma” non basta a descriverlo.

Una possibile spiegazione è l’imitazione delle parole ascoltate. Se in casa la madre viene chiamata spesso per nome, il bambino può riprendere lo stesso modo di rivolgersi a lei. Il ruolo dei genitori nell’apprendimento del linguaggio non richiede però di ribadire continuamente la parola “mamma”: il nome che il bambino sceglie, da solo, non permette di capire come vive il rapporto.

Può succedere, per esempio, se il papà, un altro familiare o una persona vicina usa abitualmente il nome della madre. Il bambino può riprendere quell’appellativo per richiamare la sua attenzione, anche alternandolo a “mamma”. È più utile notare quando lo fa e quali parole sente intorno a sé che attribuire subito un significato emotivo alla scelta.

Chiamare la madre per nome è diverso dall’avere difficoltà più generali nel comunicare. Se i dubbi riguardano anche la comprensione, l’udito, l’uso di parole e gesti o la perdita di capacità già acquisite, è opportuno parlarne con il pediatra. Può essere utile portare esempi concreti di ciò che il bambino fa nella quotidianità, senza concentrarsi soltanto sulla parola “mamma”.

Il nome non misura l’affetto: come rispondere

Sentirsi chiamare per nome può far percepire alla madre una distanza dal figlio, ma questa sensazione non è una prova di scarso affetto. Allo stesso modo, se il bambino chiama “mamma” anche la nonna o un’altra persona che si prende cura di lui, non basta questo episodio per trarre conclusioni sul legame. Non è corretto attribuirlo automaticamente al fatto che la madre lavora o al tempo trascorso con altre figure di riferimento.

Se si desidera favorire l’appellativo, si può offrire un modello naturale, usando ogni tanto frasi come “La mamma è qui” e chiedendo agli altri familiari di fare lo stesso quando si rivolgono al bambino. Non serve trasformarlo in un esercizio o pretendere che ripeta la parola prima di rispondergli. Si può accogliere il suo richiamo e, se necessario, aggiungere con semplicità: “Mi piace quando mi chiami mamma”.

Quando a chiamare la madre per nome è un adolescente

Durante l’adolescenza, usare il nome della madre può essere uno dei modi per sperimentare un rapporto diverso con gli adulti, ma può anche essere uno scherzo o un’abitudine. Il contesto conta più dell’appellativo isolato: invece di interpretarlo subito come un rifiuto, si può chiedere con calma “Come mai hai iniziato a chiamarmi così?” e spiegare come ci si sente. Se ci sono tensioni, è utile parlare di quelle, distinguendole dalla semplice scelta del nome.

A qualsiasi età, condividere momenti di attenzione e ascolto può offrire occasioni per stare bene insieme: un gioco, una lettura o una conversazione, secondo l’età e gli interessi del figlio. La qualità del tempo condiviso non è una gara tra famiglie e non va usata come rimedio per ottenere la parola “mamma”. Il punto è coltivare la relazione, non misurarla attraverso un appellativo.

Redazione
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