Non permettete a nessuno di farvi sentire madri sbagliate

Restare incinta ha stravolto il mio ecosistema. E per ecosistema non intendo solo quello del mio corpo, ma tutto quello che c’era fuori e dentro di me. Ancora oggi, a otto quasi nove anni di distanza, se ripenso al mio percorso e mi analizzo so che a mandare in tilt cervello e cuore davvero, per la prima volta è stato mio figlio.

Non c’è niente di strano, direte voi e in effetti vedendomi adesso più o meno centrata anche nel mio ruolo di madre non c’è effettivamente niente di strano.

Ma allora, mi chiedo, perché proprio quando avevo più bisogno di sentirmi capita, quando ero solo una neo mamma impaurita e insicura, tutto intorno a me mi faceva sentire sbagliata e fuori fuoco?

La verità è che la maternità è ancora oggi qualcosa che viene vissuto come affare collettivo, come se davvero procreare fosse appannaggio della comunità. Fare un figlio è tante cose, ma sempre e comunque legate a scelte personali che non possono essere messe in discussione da nessuno.

Non c’è un modo più giusto di un altro di essere genitore, non c’è un percorso prestabilito, non esiste una regola scritta perché la genitorialità è una relazione e in quanto tale non può essere assoggettata a schemi.

Non c’è niente che si possa fare per mettersi al riparo dagli sbagli con i propri figli, pertanto non permettete a nessuno di farvi sentire sbagliate!

Ceraunavodka
Ceraunavodka

Mi chiamo Lucrezia Sarnari, ho 34 anni e sono una giornalista. Sono nata nelle Marche, vivo a Perugia praticamente da sempre ma sogno di invecchiare in una metropoli. Nel 2013 è nato mio figlio Pietro e da quando sono mamma sono diventata più produttiva senza per questo riuscire ad essere più ordinata.
Da circa 10 anni lavoro nel settore della comunicazione, ho maturato esperienze come redattrice, ufficio stampa e social media manager. Da quando ho aperto il mio blog mi occupo in prevalenza di maternità, ma scrivo anche di cultura, design e lifestyle. Ho pubblicato articoli e interviste per diverse testate digitali e cartacee, sia locali che nazionali. Sono laureata in Conservazione dei beni culturali e iscritta all’albo dei giornalisti dal 2011. Ancora non ho deciso se vorrei rinascere nei panni di Joanne Rowling o in quelli di Kate Moss. Nel frattempo provo a godermi quelli del mio armadio.

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