In Francia apre il primo asilo per bambole Reborn: quando la finzione supera la realtà

8 gennaio 2026 –

Negli ultimi mesi le bambole Reborn, pupazzi iperrealistici in silicone o vinile che riproducono in modo impressionante l’aspetto di un neonato vero, sono tornate al centro dell’attenzione sui social. Video, foto e racconti mostrano adulti che le accudiscono come bambini reali: le vestono, le cullano, le portano a passeggio. Fin qui, nulla di nuovo. Ciò che sta facendo discutere è un passo ulteriore: la nascita, seppur ancora limitata, di asili nido dedicati esclusivamente alle bambole Reborn.

Il fenomeno degli asili per bambole Reborn

La notizia arriva dalla Francia, dove Thérèse Dune, una donna già famosa sui social, ha aperto una sorta di nido per bambole Reborn, offrendo un servizio a pagamento per chi desidera “lasciare” il proprio bambolotto per qualche ora o per l’intera giornata.

La tariffa oraria è di 9 euro, o almeno così afferma Thérèse, perché bisogna poi vedere se ci sono davvero clienti che pagano per questo tipo di “servizio”. Le bambole vengono inserite in piccoli scenari quotidiani, fotografate o filmate, e il materiale viene poi inviato ai proprietari come se si trattasse davvero di un resoconto della giornata di un neonato.

@therese.reborn #reborn #bebereborn #fille #adoption ♬ son original – Crèche reborn

Chi gestisce queste strutture racconta di farlo per passione, parlando di benessere, calore emotivo e condivisione. Per molte appassionate – spesso donne adulte – le bambole Reborn rappresentano uno spazio protetto, lontano dai giudizi e dalle prese in giro che non di rado arrivano online.

Tuttavia bisogna capire che molte persone lucrano e cercano visibilità di “nicchia”, un fenomeno che si è espanso tantissimo a causa dei social. Per citare altri fenomeni disturbanti, il binge eating, o le gare di cibo hanno avuto un boom impressionante negli ultimi anni.

Reborn e uso terapeutico: cosa dice la ricerca

È importante fare una distinzione chiara. Le bambole Reborn sono utilizzate anche in ambito terapeutico, soprattutto con persone anziane affette da demenza o Alzheimer. Diversi studi osservazionali e pratiche cliniche mostrano che l’interazione con una bambola può:

  • ridurre agitazione e ansia
  • favorire la calma e il senso di sicurezza
  • stimolare la memoria emotiva e la comunicazione

In questi contesti, però, l’uso è guidato da professionisti, inserito in percorsi di cura ben definiti e con obiettivi chiari. La bambola non sostituisce relazioni reali, ma diventa uno strumento temporaneo di supporto emotivo.

LEGGI ANCHE: Reborn dolls, le bambole trattate come veri neonati

Quando il confine si fa sottile

Il punto critico emerge quando l’esperienza esce dall’ambito terapeutico e si trasforma in una simulazione strutturata della genitorialità, con servizi che riproducono dinamiche tipiche della crescita di un bambino reale: asili, routine, “resoconti” giornalieri.

Qui il rischio è duplice. Da un lato, alimentare una fuga dalla realtà, soprattutto in persone emotivamente fragili o che vivono un forte desiderio di maternità non realizzato. Dall’altro, normalizzare una sostituzione simbolica che può rallentare l’elaborazione di un lutto, di un vuoto o di una sofferenza profonda, anziché accompagnarla verso un percorso di consapevolezza e cura reale.

Comprendere senza normalizzare tutto

È fondamentale evitare derisione o giudizi superficiali: il bisogno di conforto emotivo merita sempre ascolto. Ma allo stesso tempo è lecito chiedersi se si stia andando troppo oltre, trasformando un oggetto in un surrogato permanente di una relazione che, per sua natura, dovrebbe essere viva, reciproca e reale.

Non mancano infatti racconti di donne che hanno chiesto di poter iscrivere all’asilo di quartiere il proprio bambolotto reborn, o di mamme-reborn che occupavano illecitamente un fasciatoio all’autogrill per poter “cambiare il pannolino sporco” del proprio bambolotto. La stessa Thérèse ha pubblicato un video in cui portava (o fingeva di portare) la sua bambola al Pronto Soccorso.

@therese.reborn #urgence #reborn #bebereborn #fievre ♬ son original – Crèche reborn

Nel mondo della genitorialità – reale o desiderata – il confine tra gioco simbolico, supporto terapeutico e fuga dalla realtà va maneggiato con estrema attenzione. Accogliere il disagio sì, ma senza smettere di interrogarsi su dove porta questa strada. Perché prendersi cura delle fragilità significa anche aiutare a non perdersi dentro di esse.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *