Caso Cocoricò: chi sono i veri responsabili?

Il 19 luglio scorso, in una goliardica notte trascorsa al Cocoricò, celebre e storica discoteca di Riccione, si è spezzata la vita del giovane Lamberto Lucaccione, stroncato da un'overdose di ecstasy. Il dolore ha colpito da subito la penisola: ci siamo tutti immedesimati in una famiglia pervasa dalla sofferenza per aver perso un figlio, un fratello o un amico, in una circostanza tanto tragica quanto futile.

Qualche giorno fa, il 2 agosto, il questore di Rimini ha imposto la chiusura forzata per 4 mesi del locale, scatenando una scia di polemiche a non finire. Da un lato il pianto sconsolato del papà di Lamberto, che tra le lacrime ha affermato di aver provato un minimo sollievo da questa decisione, nutrendo più rabbia nei confronti dei gestori del Cocoricò che per gli spacciatori. Il dolore non si placa, ma a detta della famiglia Lucaccione un minimo di giustizia è stato garantito.

D'altra parte invece, è insorto il mondo imprenditoriale. Il titolare della famosa discoteca di Riccione, Fabrizio De Meis, proclama a gran voce che questo provvedimento non frenerà in alcun modo il lavoro degli spacciatori, mettendo al contrario in serio pericolo un locale che vive tendenzialmente della stagione estiva, dando da mangiare a quasi 200 famiglie. Della stessa opinione anche il famoso dj Claudio Coccoluto: «Chiudere il Cocoricò, ma anche mettere i sigilli a tutti i locali d’Italia, non è un argine al problema vero che è quello della droga e dello spaccio. Non credo che uno spacciatore sia affezionato al Cocoricò e ora che è chiuso decida di mettersi in pensione: cercherà altri posti e li troverà».

Non si fanno infine mancare nemmeno i moniti ai genitori: Come intendono preoccuparsi dei loro figli concedendogli libertà così grandi e spesso così difficili da gestire? Come si può accusare di irresponsabilità i locali quando si è primi a non sapere trasmettere determinati valori tra le mura di casa?

Insomma, sembra che da questa tragedia non sia ancora uscito alcun insegnamento. Se da un lato le famiglie condannano con forza le istituzioni che dovrebbero proteggere e tutelare il divertimento dei loro figli, tanto più se non lontano da casa, d'altra parte c'è chi fa della polemica contro la mancanza di sani principi e di una vera educazione infusi ai figli.

E voi cosa ne pensate? Chi ha torto e chi ha ragione in questa tanto tragica quanto amara vicenda?

10 comments

  1. Bru Mara Effe 6 agosto, 2015 at 20:45 Rispondi

    Credo che sia una concomitanza di fattori ad aver generato l’estrema insicurezza e la mancanza di valori dei “nostri” giovani. Colpa di genitori troppo presi da se stessi, colpa delle istituzioni troppo autoreferenziali e dei mass – media incapaci di stimolare discussioni stimolanti e costruttive e, infine, colpa dei giovani stessi che sono incapaci di osservare criticamente il mondo che li circonda…impegnati come sono a scattarsi Selfie ammiccanti con l’asta o a emulare l’idiota di turno approdato in TV. Mancano il talento, il sano antagonismo e il tempo di incontrarsi al di fuori dello schermo di uno smartphone

  2. Daniela Zepponi 6 agosto, 2015 at 21:42 Rispondi

    Il fatto è che le droghe ci sono sempre state. Noi genitori dovremmo crescere figli consapevoli dei rischi, e che sappiano dire no (forse serve una bacchetta magica) …e ovvio che dopo le istituzioni devono perseguire i colpevoli: ma famiglia, scuola e gruppo dei pari restano i punti di riferimento!

  3. Enza Bi 6 agosto, 2015 at 23:09 Rispondi

    Il provvedimento di chiudere il locale è davvero ridicolo: credono che adesso i sedicenni la sera giocheranno a Monopoli e che gli spacciatori faranno pubblica ammenda?
    Per quanto riguarda le colpe, non so se sia possibile individuare un solo responsabile. Io credo che i giovani di oggi siano privi di senso critico e di personalità, tranne rare eccezioni. Magari sapessero rendersi conto che per “fare il figo ” non serve sballarsi. E magari i genitori li viziassero meno e li responsabilizzassero di più.

  4. Elisabetta Pinna 6 agosto, 2015 at 23:17 Rispondi

    la colpa? vado a monte. la colpa è della società che vuole che educhiamo i figli alll’indipendenza nel momento in cui on dovrebbero essere indipendenti. la società che ci fa educare i figli al distacco, al basso contatto, alla tecnologia mal dosata. La società che impone ritmi troppo veloci dove devi scegliere se fare figli ed educarli o lavorare. la società che marcia verso una direzione di globalizzazione dove siamo tutti singole entità a sé senza unione. la società che svuota di significato le piccole cose. ci vuole tempo, tempo e dialogo con i figli. forse anche un po’ di fortuna.

  5. Valentina Oberti 7 agosto, 2015 at 10:14 Rispondi

    Non è facile per nessuno non far fare un passo indietro ai propri principi di fronte alle esigenze della società, soprattutto se ci mettiamo nei panni di adolescenti insicuri e alla ricerca di conferme da parte di coetanei che sono, in fin dei conti, la loro società… Siamo animali sociali e pur di farci accettare dal gruppo siamo pronti a cedere a dei compromessi e questo è tanto più pericoloso quanto più si è giovani e inesperti: molto probabilmente, i ragazzi che imboccano strade senza via di uscita sono stati cresciuti con amore ed educazione dai genitori, ma di fronte al branco che ti pone un aut aut non sono riusciti a dire di no… In questo senso, come diceva Elisabetta Pinna, ci vuole anche la fortuna dalla parte dei nostri figli

  6. Maria Mastracchio 7 agosto, 2015 at 10:37 Rispondi

    Le istituzioni senza valori e morale? ???? Questa frase la dice tutta…. sono i ragazzi che devono avere valori e morale e questo lo si ha solo con una famiglia degna di essere chiamata tale! !!!

  7. Silvia Lento 7 agosto, 2015 at 11:50 Rispondi

    Forse il crescere i figli volendogli essere amici non è una gran cosa, senza nessun tipo di blocco senza nessuna idea del dovere e dei sacrifici. Ragazzi che pensano che tutto è dovuto e genitori che per non far fatica e per non risultare impopolari agli occhi dei propri figli evitano di educali

  8. Francesca Maruccia 7 agosto, 2015 at 13:24 Rispondi

    Chiudere un locale perché fuori ci sono gli spacciatori (come se ci fossero solo lì) mi sembra un’ipocrisia, un limitarsi a spostare il problema da un’altra parte… La soluzione più comoda, come spesso succede.

  9. Silvia Lento 7 agosto, 2015 at 14:55 Rispondi

    E tanto per dire, eccomi presente, ex ragazza del Cocoricò, delle discoteche milanesi dove fin da allora girava droga, allora era cocaina, iniziavano appena a vedersi le pastiglie. Io non mi sono mai drogata mai provato nessun tipo di droga, mai bevuto più di quanto riuscissi a sostenere. Quindi perdonatemi, ma no, non credo che il problema siano le discoteche ne quelli che spacciano….

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