Come eravamo noi genitori

Ricordate come eravano da piccoli?
Quando giocavamo nel cortile con gli amici e la mamma ci richiamava dal balcone perché era pronto.
Tornavamo allora a casa con le ginocchia sbucciate, i gomiti graffiati.
I vestiti sporchi.
Forse arrivava qualche rimprovero ma poi tutti a lavarsi le mani e dritti a tavola.

Ricordate la scuola?
La prima volta che ci siamo andati da soli?
Con la cartella in spalla. Fieri, ci sentivamo finalmente grandi.
Ricordate il suono della campanella?
Ricordate le maestre buone. E quelle meno buone?
L’odore dei corridoi, dei banchi di legno. Le penne colorate, gli astucci. I quaderni.
I libri.
C’era chi non voleva si rovinassero. Chi invece li strappava, ci scriveva sopra, li sottolineava, quasi se li mangiava. Chi se li dimenticava sempre.
Ognuno di noi con un carattere ben definito.

Ricordate come eravamo?
Le timidezze. Le incertezze. A volte anche le ingiustizie.
I primi amori.
I diari. I bigliettini. I rossori.

Ricordate quelle giornate piene e felici?
E quelle più tristi?
Tutte finivamo comunque allo stesso modo, con la mamma o il papà che ci rimboccavano le coperte.

Come eravamo.
Piccoli anche noi.
Le guance paffute.
I capelli sparsi sul viso.
Gli occhi grandi.
Spalancati.
A volte impauriti. Altre sorpresi.
Affascinati o inquieti.

Ricordate come eravamo?
Bambini.
Sì, proprio noi.
Ci credereste?
Ora madri e padri.
Allontaniamoci ancora.
Volete?

Chiudiamo gli occhi.
Abbiamo tre o quattro anni.
Eccoci.
Le smorfie buffe.
La mano della mamma.
Le spalle del papà.
La nostra casa.
Forse dei colori. Forse degli odori.
Ricordate?

Qualche memoria deve essere rimasta.
Fosse anche solo una sensazione, prendetela e afferratela con voi.
Tenetela stretta.
E andiamo ancora oltre.

Eccoci infine.
Stretti sul petto di nostra madre.
Piangiamo.
Siamo appena nati.

Impossibile da ricordare?
Si, impossibile.
Eppure c’è stato un momento in cui siamo stati tutto questo.

Piccoli.
Bambini.
Innocenti.

Se ogni tanto allora ci fermassimo.
E ritrovassimo dentro di noi i ricordi e le sensazioni di quei tempi.
Se recuperassimo le paure, i timori, le gioie, gli entusiasmi di allora, forse guarderemmo i nostri figli con altri occhi.
Quelli di come eravamo.
E diventerebbe più semplice, forse ancor più bello accompagnarli.
Nell’incredibile e misterioso viaggio della loro vita.

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