Lettone o culla, l'eterno dilemma della nanna

Quando si torna a casa dall'ospedale col nuovo arrivato il primo problema che si presenta in modo palese è quello di decidere dove far dormire il bambino.

La società odierna ci impone ritmi e abitudini che incentivano il basso contatto, anche sulla scia di libri molto venduti scritti da emeriti studiosi che consigliano di mettere il bambino nella sua stanza e lasciarlo piangere fino a che non si abitui. Ebbene, è stato dimostrato che questo metodo non solo è inefficace e assolutamente frustrante per figli e genitori, ma può causare un senso di insicurezza nel bambino.

La cosa migliore sarebbe, soprattutto per i primi mesi, far dormire il piccolo nella nostra stanza, praticando quello che viene definito co-sleeping, la scelta di farlo dormire nel lettone di mamma e papà, quindi attuando il bed-sharing, invece, è una decisione che spetta solo alla coppia.

Chi allatta al seno, tuttavia, trae non pochi benefici dal bed-sharing perché ha la possibilità di nutrire il bambino senza doversi alzare ogni volta, diminuendo così in modo considerevole lo stress.

Naturalmente la condivisione del letto è consigliabile solo se entrambi i genitori sono disposti a sacrificare la loro intimità, ma a sentire il parere di una parte di esperti, questo, al contrario di quanto sostengono i detrattori di questa pratica, renderebbe più sicuro ed emancipato il bambino che a un certo punto si sentirà autonomo a sufficienza e deciderà da solo di abbandonare il letto dei genitori.

I favorevoli e i contrari sostengono ognuno le proprie ragioni con tanto di studi ed esperienze.

I pro-lettone sostengono che il cucciolo d'uomo sia "programmato" per dormire con mamma e papà, pratica che avrebbe portato alla salvaguardia della specie. Sembra infatti che, in tempi remoti, i piccoli durante il sonno stessero accanto ai genitori che potevano difenderli in caso di pericolo.

Purtroppo però i costumi della società in cui viviamo ci impongono di ragionare mettendo avanti preconcetti e metodi discutibili invece che seguire semplicemente l’istinto materno e ascoltare il proprio bambino.

 

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