Olio di palma: tanti perché per evitarlo

L’occhio vuole la sua parte e, naturalmente, gli esperti di marketing lo sanno bene: confezioni colorate, dal design maneggevole e accattivante devono vincere la concorrenza dell’ampia offerta di prodotti disponibili sugli scaffali dei supermercati.

E ben sanno che molti clienti prestano più attenzione alla forma che alla sostanza, che nel caso degli alimenti si chiama lista degli ingredienti.

Spesse volte, in questo elenco possiamo trovare la dicitura “olio di palma”: grissini, crackers, merendine e creme spalmabili sono solo alcuni dei prodotti che ne fanno ampio impiego.

Ma anche nell’industria cosmetica, così come nella produzione del biocarburante l’olio di palma è molto apprezzato.

Alcune campagne hanno contribuito a portare dell’opinione pubblica l’attenzione sulla sua nocività, che per nostra sfortuna ricade tanto sull’ambiente quanto sulla salute umana.

L’olio di palma viene principalmente ricavato da antiche foreste pluviali, presenti per lo più in Costa d’Avorio, Uganda e Indonesia, che vengono rase al suolo determinando un impatto ambientale di dimensioni incalcolabili e mettendone a repentaglio l’equilibrio.

Non meno pesanti sono i suoi impatti sulla salute: si tratta di un prodotto di cui si potrebbe facilmente farne a meno, ricco di grassi saturi che sono responsabili della formazione di pericolosissime placche sulle arterie tanto che, proprio in questi giorni, il Consiglio Superiore di Sanità belga ne ha ufficialmente sconsigliato l’utilizzo.

Non sempre viene indicato come “olio di palma”, alcune volte ci sono fumose diciture come “grasso vegetale” o “olio vegetale”.

A breve entreranno in vigore normative più stringenti sull’indicazione degli ingredienti e capire da dove effettivamente provengano questi componenti sarà più semplice.

Per ora, anche se non è facile, cerchiamo di evitare l’olio di palma, preferendo laddove è possibile di cucinare noi stesse in casa gli alimenti (come per esempio i dolcetti) ed evitando quelli confezionati (come grissini e crackers), di cui possiamo farne tranquillamente a meno.

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