30/08/2026
Circa 350 milioni di bambini tra 0 e 9 anni, il 27% della fascia d’età, sono esposti ogni anno ad almeno 150 giorni di stress da caldo umido. È la stima dello studio Age-specific exposure to human-induced increases in humid heat, pubblicato il 26 agosto 2026 su Science Advances e guidato da un gruppo della Vrije Universiteit Brussel. La ricerca misura l’esposizione geografica al caldo nei luoghi in cui vivono le persone, non quanti bambini si ammalino o rinuncino alle attività all’aperto.
Cosa misura lo studio e quali aree sono più esposte
I ricercatori hanno combinato dati demografici, modelli climatici e analisi dell’attribuzione per stimare la quota di stress termico legata al riscaldamento causato dalle attività umane. In uno scenario senza riscaldamento antropogenico, i bambini esposti ad almeno 150 giorni annui sarebbero circa 120 milioni, il 9%.
Per altri 560 milioni di bambini fra 0 e 9 anni, pari al 43% del totale, il cambiamento climatico ha aggiunto almeno 30 giorni all’anno di stress da caldo umido. Il peso maggiore riguarda Asia meridionale, Sud-est asiatico e Africa occidentale, dove vive una parte consistente della popolazione infantile e l’accesso a luoghi freschi e servizi sanitari può essere più limitato.
Secondo le proiezioni dello studio, con 1,5 °C di riscaldamento globale rispetto all’epoca preindustriale circa 620 milioni di bambini, il 49%, sarebbero esposti ad almeno 30 giorni aggiuntivi all’anno. Con 2 °C la stima sale a circa 650 milioni, il 59%.
Ricreazione e scuola: gli effetti osservati
Nelle ore più calde, il Ministero della Salute raccomanda di limitare le attività fisiche dei bambini tra le 11 e le 18. Gli effetti sull’organizzazione delle giornate emergono anche da studi dedicati. Nella contea di Maricopa, in Arizona, una ricerca condotta in 61 scuole elementari ha rilevato che il 93% degli istituti aveva modificato la ricreazione all’aperto per il caldo nel primo trimestre del 2023-2024.
Le modifiche erano durate in media tre settimane e mezzo: le soluzioni più frequenti sono state lo spostamento al chiuso, la cancellazione, la riduzione o l’anticipo della ricreazione. Un altro studio, svolto nell’area di Phoenix su 317 alunni di quarta e quinta elementare, ha osservato più emozioni positive dopo il gioco all’aperto o in palestra rispetto alla permanenza in aula.
Su scala globale, UNICEF stima che nel 2024 gli eventi climatici estremi abbiano interrotto la scuola per almeno 242 milioni di studenti in 85 Paesi. Le ondate di calore hanno coinvolto circa 171 milioni di studenti durante l’anno.
Spazi freschi e ombra nei servizi per l’infanzia
Gli interventi di adattamento riguardano anche le strutture frequentate da bambini e ragazzi. Il Comune di Milano riferisce di aver acquistato 609 condizionatori portatili, 1.817 ventilatori e 368 ombrelloni, dando priorità a nidi e centri estivi e rafforzando le zone d’ombra nei plessi. Secondo i dati riportati, in Italia 4.457 scuole su oltre 60.000 dispongono di un condizionatore, pari al 7,42%.
Nelle città si stanno inoltre sperimentando rifugi climatici in biblioteche, musei e altri spazi pubblici. Per famiglie e scuola il nodo resta concreto: rendere utilizzabili d’estate gli edifici e i cortili, con ambienti meno caldi e ombra sufficiente, senza trasferire stabilmente al chiuso gioco, movimento e socialità.




