Devoted: combattere gli stereotipi sulle mamme

Troppo giovane. Troppo vecchia. Troppo abbottonata. Troppo tatuata. Troppo grassa. Troppo magra … Quante volte ci siamo sentite giudicate come mamme per mille e uno motivi? Quante volte siamo state incasellate in una categoria generata da assurdi stereotipi, senza che che ci ha giudicate si fosse soffermato ad andare oltre l’aspetto esteriore che presentiamo al mondo?

La trentaduenne fotografa americana Celia Sanchez ha deciso di dire basta ai giudizi basati sugli stereotipi, e lo ha fatto con il servizio fotografico Devoted: un lavoro che comprende una serie di ritratti fotografici che dimostrano che non è l’aspetto esteriore a fare di una donna una madre buona o cattiva.

L’esperienza di Celia contro gli stereotipi sulle mamme

La voglia di andare oltre gli stereotipi, per Celia, nasce dalla sua esperienza personale: diventata madre a 23 anni, per molto tempo si è sentita dire di non essere all’altezza, di non essere una madre adeguata, che non ce l’avrebbe mai fatta ad essere un buon genitore. Tutto questo a causa della sua giovane età.

Devoted nasce dalla volontà della fotografa di “ridefinire il concetto di madre“, dimostrando che anche le donne che non rispondono al concetto tradizionale di madre possono essere delle stupende genitrici per i propri figli.

Stereotipi sulle mamme: chi sono le “mamme non convenzionali” di Celia?

Le mamme non convenzionali di Celia sono donne con la pelle ricoperta di tatuaggi, coi capelli rosa, rossi, azzurri, arcobaleno, lunghi oppure quasi rasati a zero, o, ancora, raccolti in una cresta.

Sono donne che vestono con abiti succinti, con il trucco pesante o dei piercing improbabili che decorano il loro viso. Sono donne magre, grasse, giovani e meno giovani, che sorridono all’obiettivo. Se le si guarda bene negli occhi, lasciando da parte tutti quei pregiudizi al cui scrutinio siamo state sottoposte anche noi, almeno una volta, ci si rende conto dell’infinito amore che provano verso i loro bambini; lo stesso amore che proviamo noi per i nostri figli. Perché, in fondo, non conta come siamo fatti fuori, ma conta quello che abbiamo dentro.

 

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