Con i complimenti cerchiamo sempre di migliorare l’autostima dei nostri figli. Tuttavia, una lode generica o un uso eccessivo di certe parole rischia di spostare l’attenzione sul giudizio dell’adulto anziché sul valore dell’azione. Negli ultimi anni, però, i genitori si trovano davanti a continui divieti: “Non si dice sei bravo”, “Non si dice sei cattivo”.
Ma allora… non si può più dire niente? Quando si parla di educazione, essere definitivi non serve a molto. Cerchiamo di capire qual è davvero il punto, senza suscitare inutili sensi di colpa nei genitori.
L’abuso del “bravo” e il rischio delle etichette
Diciamo la verità: noi genitori lodiamo i figli con la parola “bravo” per qualsiasi cosa. Se finiscono la pappa, se mettono in ordine i giocattoli, se fanno un disegno… “Bravo” è diventata la risposta automatica a ogni azione.
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Questo atteggiamento è così diffuso da sembrare naturale, ma può avere risvolti importanti. I bambini costruiscono l’idea di se stessi anche a partire da come noi li descriviamo: le nostre parole sono le lenti con cui guardano il loro valore.
Quando abusiamo di una lode generica, il rischio è di mettere in risalto il valore intrinseco del bambino (“sono bravo/l’idolo di mamma se faccio questo”) invece che concentrarci sulla sua azione. A lungo termine, questo può creare l’ansia di dover mantenere sempre uno standard altissimo per sentirsi amati e accettati.
Dobbiamo smettere di usare “bravo”? No, impariamo ad arricchire il vocabolario
Dire “bravo” non è sbagliato, ma forse è un po’ poco. Più che togliere parole ed eliminare del tutto questo o quel complimento generico e sintetico, la vera svolta educativa sta nell’aggiungerne altre, rendendo il nostro rinforzo positivo più specifico, articolato e profondo.
Anziché limitarsi a un freddo e automatico “bravo”, possiamo valorizzare l’impegno e il processo.
Questo inoltre arricchisce il vocabolario del bambino, che spesso viene limitato dagli stessi genitori e semplificato fino all’eccesso. Ve lo abbiamo anche raccontato nell’articolo che parla dell’importanza del parlare al neonato, ma non nel neonatese (o “bambinese”).
Come formulare i complimenti in modo efficace
Ecco qualche semplice suggerimento per riformulare i complimenti ai nostri bambini:
- Valorizza lo sforzo: “Ho visto che ti sei impegnato molto su questo compito!”
- Sii specifico: “Sei stata davvero precisa nell’abbinare questi colori, mi piace come risaltano.”
- Sposta il focus sul suo giudizio: “Sei contento del tuo lavoro? Ti soddisfa come è venuto?”
In questo modo, aiutiamo i bambini a riconoscere da soli il valore di ciò che hanno fatto, spingendoli a orientarsi in modo indipendente, senza dipendere costantemente dall’approvazione esterna.
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Anche per correggere serve precisione
Lo stesso principio di accuratezza linguistica vale quando dobbiamo riprendere un comportamento sbagliato. Invece di usare etichette definitive sulla personalità del bambino (che rischiano di diventare le classiche “profezie auto-avveranti”), è molto più efficace descrivere l’azione specifica da correggere.
| Cosa evitare (L’etichetta) | Cosa dire invece (L’azione) |
| “Sei una maleducata!” | “Questo non è un modo gentile di parlare.” |
| “Sei il solito disordinato!” | “Non hai rimesso a posto le costruzioni sul tappeto.” |
Il consiglio per i genitori
Le lodi e i complimenti non sono affatto banditi. Possiamo ancora dire “bravo” ovviamente, ma ricordiamoci che non è l’unica parola del nostro vocabolario. Usiamola con autenticità e, quando possibile, arricchiamola con dettagli che facciano sentire il bambino visto, compreso e apprezzato per ciò che fa, e non solo per il bisogno di compiacere gli adulti.





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