Fumo passivo, nel 2023 esposti 767 milioni di bambini: il rischio resta anche in casa

Nel 2023 circa 767 milioni di bambini sotto i 14 anni sono stati esposti al fumo passivo. Il rischio continua a concentrarsi anche negli ambienti domestici.

14/09/2026

Nel 2023 circa 767 milioni di bambini sotto i 14 anni sono stati esposti al fumo passivo nel mondo. È la stima del Global Burden of Disease Study 2023, che ha analizzato l’esposizione in 204 Paesi e territori dal 1990 al 2023.
Per le famiglie il dato richiama soprattutto gli ambienti privati, dove i più piccoli trascorrono molto tempo e i divieti previsti negli spazi pubblici non si applicano.

Quasi quattro bambini su dieci ancora esposti

La prevalenza dell’esposizione tra i bambini sotto i 14 anni è scesa dal 51,7% del 1990 al 37,9% del 2023. Il calo è significativo, ma a livello globale riguarda ancora quasi quattro bambini su dieci.

Nel complesso, nel 2023 il fumo passivo è stato associato a 1,66 milioni di decessi e a 44,8 milioni di anni di vita persi per morte prematura, malattia o disabilità.
Tra bambini e adolescenti, le stime indicano circa 59 mila decessi e 5,55 milioni di anni di vita in buona salute persi. Le infezioni delle basse vie respiratorie costituiscono la principale componente del danno stimato, seguite da asma e otite media.

Un’esposizione che riguarda la vita domestica

I bambini hanno vie respiratorie ancora in formazione, un sistema immunitario immaturo e, in rapporto al peso corporeo, respirano più aria degli adulti. L’esposizione precoce può quindi avere conseguenze più rilevanti durante l’infanzia e incidere sullo sviluppo dei polmoni. L’Organizzazione mondiale della sanità segnala inoltre che l’esposizione al fumo passivo dopo la nascita può aggravare le infezioni respiratorie e i problemi dello sviluppo.

L’analisi rileva una stretta relazione tra l’esposizione dei bambini e l’abitudine al fumo di genitori e coetanei. Le norme possono tutelare scuole, ospedali, mezzi pubblici e luoghi di lavoro, ma non regolano allo stesso modo gli spazi strettamente privati. Una parte importante della protezione dei figli dipende perciò dalle condizioni degli ambienti che frequentano ogni giorno.

Il rapporto segnala anche una differenza di genere: nel 2023 le donne esposte erano circa 1,49 miliardi, con una prevalenza del 37,3%, contro il 30,6% degli uomini. In alcuni Paesi l’esposizione femminile risultava quasi 1,8 volte superiore, in contesti nei quali donne non fumatrici respirano il fumo prodotto dagli uomini della famiglia.

Che cosa comprendono le stime

Le cifre sono stime epidemiologiche che collegano la diffusione del fumo passivo ai rischi associati a nove gruppi di patologie: non indicano che ogni singolo decesso sia stato certificato come conseguenza diretta dell’esposizione.

Lo studio considera il fumo della combustione del tabacco e quello espirato dal fumatore. Restano fuori dall’analisi gli aerosol delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato, il fumo di terza mano, gli esiti della gravidanza e l’esposizione avvenuta esclusivamente in luoghi come automobili, ristoranti e mezzi pubblici.

Per ricostruire l’esposizione domestica, l’analisi considera esposta una persona che vive con almeno un fumatore quotidiano. È un indicatore utile su scala globale, ma non misura in modo uniforme durata, frequenza e intensità del contatto: un limite concreto da tenere presente quando si leggono i dati che riguardano case e famiglie.

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