Jonathan Galindo, Blue Whale e Momo Challenge: quando il pericolo corre sul web

I fatti accaduti a Napoli, con quel bambino di soli 11 anni che si è lasciato andare nel vuoto, insinuano un terribile dubbio: nel messaggio di addio alla mamma, il piccolo ha citato la volontà di seguire “l’uomo nero”, alimentano l’ipotesi che il ragazzino sia stata vittima di una delle challenge mortali di cui da anni si segnala la presenza web.

Il nuovo pericolo avrebbe il volto di Jonhatan Galindo, ma i giochi pericolosi varierebbero tra la “Blu Whale” e la “Momo Challenge”, tutte occasioni per infoltire reti di contatto ed aumentare il rischio di incolumità di milioni di bambini su internet. Ecco cosa c’è da sapere.

Jonhatan Galindo, la rete dei contatti e la proposta di gioco

La nuova rete di contatti che preoccuperebbe soprattutto i bambini, gli adolescenti, i loro cari e i loro genitori parte da Jonhatan Galindo. Si tratterebbe di un utente presente nel web con un’immagine di profilo che ricorda vagamente Pippo della Disney in versione umanizzata, che invia richieste di amicizia allo scopo di aumentare il numero di seguaci ed invitare quante più persone possibili ad eseguire delle challenge dall’alto gradiente di pericolosità.

Tutto parte da una richiesta semplice, ma allo stesso tempo diretta e spietata: ti piacerebbe entrare a far parte di un gioco?”.

Accettata la proposta, bambini e adolescenti si trovano subito a vivere un incubo senza fine, arrivando addirittura a sfiorare il tragico epilogo. Si parte da sfide come procurarsi del tagli sulle gambe e, ogni volta che la missione viene compiuta, si passa ad un livello più alto di difficoltà.

Jonathan Galindo

Momo Challenge e Blu Whale: tanti nomi diversi per lo stesso pericoloso gioco

Galindo non è il primo adescatore della rete: prima di lui il contatto che si insinuava tra i cellulari dei ragazzini era quello di Momo, che invitava i ragazzini a destreggiarsi nelle sfide con le stesse modalità.

Momo

Prima ancora, nel 2017, era balzato agli onori della cronaca il fenomeno della “Blu Whale Challange“: anche se non si hanno dati certi, i media russi hanno denunciato come questo genere di sfida sia stato responsabile della morte di 130 ragazzini tra il novembre 2015 e l’aprile 2016, che si sfidavano ogni giorno per vincere le battaglie più pericolose.

La scelta della balena come simbolo della sfida risiederebbe nel fatto che la balena sembra “suicidarsi”, andando ad arenarsi senza apparente motivo sulle spiagge. Anche in questi casi si parte da sfide “semplici”, come guardare un film dell’orrore e rimanere alzati fino a tardi, per arrivare a vere e proprie missioni suicide.

Nella fattispecie, si eseguivano dei lanci nel vuoto, talvolta sospesi ad un filo, restando in una posizione molto pericolosa per un periodo di tempo prolungato.

Anche se non si hanno dato certi sull’esistenza di questi gruppi (tra le regole di partecipazione sembra esserci anche la cancellazione di tutte le prove dell’impresa per procedere al livello successivo), il rischio di emulazione è estremamente alto e chissà se nella mente del piccolo partenopeo di 11 anni non sia scattato qualcosa che abbia a che fare con quello che è un vero e proprio gioco della morte.

Il video della settimana

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *