La speranza e l’amore: è sempre giusto condividere la nostra verità con i figli?

Qualche giorno fa mio figlio di sei anni mi ha chiesto se nella vita contasse più l’amore o la speranza perché, mi ha detto, secondo lui conta di più la speranza perché significa che hai “delle possibilità“. Ora, al di là del fatto che sto ancora indagando sull’origine di questa domanda e sul significato della risposta che lui si è dato, mi sono messa a pensare.

Ho pensato che effettivamente io la penso come lui, che per me, per la mia vita, la cosa più importante è avere una possibilità.

Per me la cosa più importante è avere una possibilità.

O crearsela. Avere la speranza, avere qualcosa in cui sperare, un obiettivo da raggiungere, una sogno da realizzare. Questa è la mia vita e la mia verità.

A mio figlio, però, ho risposto che non era come pensava lui, che le possibilità e le speranze sono più belle e più forti se si ha qualcuno a cui si vuole bene e che ci vuole bene. E l’ho fatto perché a me nessuno lo ha mai detto, perché pensavo fosse giusto.

Anche se non ci credo.

Anche se non è la mia verità.

E mi sono chiesta se sia giusto? Giusto dire delle cose, dare delle spiegazioni, mostrare il mondo più roseo di come è in realtà, o di come lo vediamo noi? Fino a che punto i nostri figli devono essere tenuti al riparo da quello che realmente sentiamo?

Ho sempre pensato che avrei cresciuto mio figlio con sincerità

Ma mi chiedo se ci sia un limite, un confine più o meno sottile, tra verità e mancanza di rispetto di quell’epoca beata che dovrebbe essere l’infanzia.

Mi barcameno perché una risposta non ce l’ho. Improvviso. Tento. Proprio come in tutte le altre cose “da genitore”.

Ceraunavodka
Ceraunavodka

Mi chiamo Lucrezia Sarnari, ho 34 anni e sono una giornalista. Sono nata nelle Marche, vivo a Perugia praticamente da sempre ma sogno di invecchiare in una metropoli. Nel 2013 è nato mio figlio Pietro e da quando sono mamma sono diventata più produttiva senza per questo riuscire ad essere più ordinata.
Da circa 10 anni lavoro nel settore della comunicazione, ho maturato esperienze come redattrice, ufficio stampa e social media manager. Da quando ho aperto il mio blog mi occupo in prevalenza di maternità, ma scrivo anche di cultura, design e lifestyle. Ho pubblicato articoli e interviste per diverse testate digitali e cartacee, sia locali che nazionali. Sono laureata in Conservazione dei beni culturali e iscritta all’albo dei giornalisti dal 2011. Ancora non ho deciso se vorrei rinascere nei panni di Joanne Rowling o in quelli di Kate Moss. Nel frattempo provo a godermi quelli del mio armadio.

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