Postparto e depressione, non se ne parla mai abbastanza

Il periodo postparto è un trauma!

Ci si può girare intorno, indorare la pillola, dirlo col sorriso, ma la sostanza è questa.

La sostanza è che dopo nove mesi di attenzioni esclusivamente rivolte a te, arrivano le contrazioni e ti ritrovi con un esserino minuscolo che dipende da te in tutto e per tutto e tu non sai nemmeno com’è successo.

La storia degli ormoni, quelli che ti fanno dimenticare il parto e dell’adrenalina, quella che ti fa stare a “palla” per le successive 48 ore dal parto, è tutto sommata vera. Non sto dicendo che io non ricordi la fatica e il dolore del parto, ricordo entrambi benissimo. Dico però che il susseguirsi veloce degli eventi, se il parto è stato naturale ed è filato liscio, prende il sopravvento sulla tua stanchezza e sul bisogno di rielaborare l’esperienza: “Ho partorito”.

Così ti ritrovi a casa e succede tutto insieme. Che tu hai ancora qualche doloretto e cammini come una papera sciancata. Che la notte non si dorme più. Che il latte non arriva e inizi a temere che tuo figlio morirà di fame. Che il latte arriva e anche la febbre alta e i dolori lancinanti. Che tu non hai più tempo di farti una doccia. Che tu, a pensarci bene, non hai più tempo per fare nulla che non sia allattare e cambiare pannolini. Che tuo figlio lo senti ancora come un estraneo, ma questo non si può dire a nessuno. Che se prima eri felice di restare sola in casa, ora il pensiero ti terrorizza. Che arrivano le coliche e tuo figlio inizia a piangere e smetterà dopo due mesi. Che ti specchi e i chili che pensavi avresti perduto col parto sono ancora tutti lì e ti rendono molto diversa da come ti ricordavi. Che ti sembra impossibile che la tua vita un giorno tornerà ad essere normale. Che ti ritrovi a piangere di continuo e a pensare che non ce la farai.

Tutto questo succede in fretta e, solitamente, non sei preparata perché ai corsi pre parto si limitano a spiegarti che, sì, partorirai con dolore.

Non sei preparata ai nervi che si sfibrano mentre tuo figlio piange perché ha fame, poi vomita, poi ha di nuovo fame, poi vomita, poi ha di nuovo fame, poi vomita.

A trent’anni non hai nemmeno molte amiche con le quali condividere le crisi tra un ruttino e l’altro, per lo meno, io non ne avevo dato che nel mio gruppo sono stata una delle prime ad avere figli. Avevo il papà, l’insostituibile mamma e l’ancor più insostituibile suocera, aiuti preziosi di sicuro ma che non bastano per scansare quel velo di depressione che si sta posando su di te, in silenzio.

La condivisione, il chiedere aiuto tutte le volte che ne avevo bisogno, parlare senza fingere che tutto stia andando bene e che sia felice come mai prima. È tutto questo quello che mi ha aiutato a ricominciare piano piano a riprendere i miei ritmi, la mia vita e il mio lavoro mentre, senza accorgermene prendermi cura di mio figlio mi pesava, ma sempre meno.

E l’ironia, anche quella mi ha aiutata ma questa è un’altra storia!

 

ceraunavodka@post.com

 

2 comments

Lascia un commento