Scuole britanniche: arriva la fluidità di genere

fluidità di genere

Una scuola britannica femminile, sulla scia di quanto già accaduto in molti istituti misti del Paese, ha deciso di adottare la politica della fluidità di genere, allo scopo di non “categorizzare” le proprie allieve nel loro genere sessuale biologico.

In un’epoca di grandi cambiamenti sociali e sessuali come la nostra, soprattutto in merito alla libertà di esprimere la propria identità di genere, molte scuole della Gran Bretagna, in cui l’influenza della comunità LGBT è piuttosto forte, hanno deciso di rifiutare la tradizionale dicotomia maschio/femmina, lasciando agli allievi la possibilità di esprimere liberamente la propria identità sessuale.

Basti pensare che sono state abolite le uniformi diversificate e che per riferirsi agli allievi gli insegnanti utilizzano pronomi neutri. Caroline Jordan, presidente della Girls’ Schools Association, ha a tal proposito dichiarato: “Io non voglio che nessuno dei miei alunni, maschi o femmine, pensino che siano obbligati ad essere ragazzi o ragazze”.

La decisione della scuola femminile St. Paul

A rompere ulteriormente gli schemi tradizionali ci ha pensato l’istituto scolastico femminile St. Paul, il quale ha deciso che, al momento dell’iscrizione, le allieve non saranno etichettate da un genere sessuale, ma, qualora ne sentissero l’esigenza, potranno parlarne con un team di psicologi e di guide religiose. Clarissa Fall, preside della scuola, ha dichiarato che questa decisione è stata sollecitata dalle stesse allieve, le quali hanno manifestato l’esigenza di esplorare in piena libertà la propria identità sessuale.

Fluidità di genere anche in Italia?

L’Italia, essendo un Paese fortemente cattolico, è ben lontano dalle posizioni avanguardistiche della Gran Bretagna, anche se, tuttavia, negli ultimi tempi sono stati compiuti passi in avanti rispetto al passato. Basti pensare la notizia che la Corte di Appello di Trento ha riconosciuto la possibilità a una coppia gay di essere considerati entrambi padri di due gemellini nati grazie alla pratica dell’utero in affitto. 

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