Carlotta: "Ho la sindrome di Down e insegno in un asilo"

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Carlotta ha 20 anni e lavora come assistente presso la scuola d'infanzia Sacro Cuore di Cagliari. Carlotta ha la sindrome di down. Questo però non le ha impedito di diplomarsi al liceo psicopedagogico con i voti massimi e di trovare impiego presso la scuola d'infanzia. 

In molti, purtroppo, ignorano le potenzialità dei ragazzi down. Ragazzi che fino a nemmeno un cinquantennio fa dovevano essere nascosti, come fossero una colpa. Ragazzi che non ricevevano la giusta istruzione, ché tanto non sarebbero mai stati in grado di apprendere, ragazzi la cui vita, oggi, ha trovato un livello sociale non solo accettabile, ma anche gratificante. Certo, ancora c'è molto da fare, basti pensare al caso che soli pochi giorni fa ha suscitato scalpore e indignazione. Ci riferiamo al fatto della bambina di Ferrara ritirata dalla scuola dalla madre perché a fare da assistente era una ragazza down.

A quella mamma si appella il cuore dolce e volitivo di Carlotta, dicendo quanto quella bambina si sia persa. Una ragazza down, esattamente come Carlotta, è in grado di assolvere perfettamente al suo compito. La ragazza sarda, infatti, accoglie i bambini al loro ingresso a scuola, sistema i loro zainetti e li accompagna nelle attività ludico-didattiche: colora, ritaglia, incolla e gioca. Nella sala mensa si occupa di apparecchiare e tagliare i cibi ai bambini, a piccoli pezzetti, come lei ben sa. Ma non solo, la ragazza si occupa anche di mansioni d'ufficio come inviare mail e fare fotocopie. Carlotta è una che non demorde e non lascia nessuno spazio alla sua disabilità. Dopo un brillante percorso di studi, grazie al suggerimento di un'amica, ha potuto coronare il suo sogno professionale inserendosi in un contesto lavorativo gratificante.

E allora ci si chiede perché la disabilità ancora oggi faccia paura? Perché una madre decide di togliere dalla scuola la sua bambina per non farla entrare in contatto con persone diversamente abili? Becera ignoranza? Retaggi culturali ormai superati dai più? Eppure la sindrome di down, come tutti ben sanno, non ha nulla di contagioso, se non la gioia e la voglia di vivere di questi ragazzi.

E forse sì, forse Carlotta ha proprio ragione, quella bambina ferrarese ha perso proprio una buona occasione per conoscere una realtà diversa dalla sua che l'avrebbe sicuramente aiutata a sviluppare una sensibilità che, purtroppo, oggi a molti manca.

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2 comments

  1. Elisabetta Pinna 23 Ottobre, 2015 at 13:32 Rispondi

    Avevo una zia down che è mancata due anni fa. Amata e coccolata. Ha giocato con noi nipoti, è sempre stata affettuosa, ma anche molto attenta. Conoscere e vivere queste persone è una ricchezza.

  2. Elisabetta Pinna 23 Ottobre, 2015 at 13:32 Rispondi

    Avevo una zia down che è mancata due anni fa. Amata e coccolata. Ha giocato con noi nipoti, è sempre stata affettuosa, ma anche molto attenta. Conoscere e vivere queste persone è una ricchezza.

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