Cosa ci blocca ad avere un secondo figlio?

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Non è solo la Mulino Bianco a identificare la famiglia perfetta quella composta da due figli: anche le donne italiane sognerebbero di avere due bambini nel corso della loro vita, ma come le statistiche ci mostrano per molte il secondo figlio rimane un'utopia.

L'Istat ha preso in considerazione un significativo campione di neo-mamme dopo il primo parto: più del 90% di loro aveva indicato il desiderio di avere almeno un altro figlio, ma dalle parole ai fatti le cose cambiano. E, dunque, i desideri delle madri di avere un secondo figlio rimangono irrealizzati e l'avere un solo bambino in famiglia è più una scelta dettata dalle circostanze che una vera e propria libera decisione delle coppie.

In sostanza, il problema dell'Italia in fatto di bassa natalità sarebbe da ricondurre alla difficoltà di avere il secondo figlio: ma quali sono i motivi che bloccano le madri a replicare l'esperienza della maternità?

Qualche tempo fa avevamo visto che, fra i problemi addotti, c'era la scarsa collaborazione dei padri in casa e il ridotto ricorso ai congedi parentali, accanto a questi ci sarebbero altre cause.

Il primo motivo è economico: i figli costano e, per una madre su quattro sono proprio i soldi una delle ragioni che impediscono di continuare la propria carriera riproduttiva; non meno incisiva è l'età materna in cui si ha il primo figlio: posticipando sempre di più la gravidanza, i tempi stringono e un secondo figlio può rimanere solo un desiderio.

Non vanno sottovalutati nemmeno i problemi di conciliazione fra la vita professionale e l'accudimento dei figli: in Italia, essere una lavoratrice madre non è semplice e, infatti, è abbastanza elevato il numero di donne che, con la maternità, lasciano il lavoro.

Ultimo, ma non ultimo molte donne sono preoccupate dai problemi legati alla gravidanza, dal parto e dal peso di accudimento e crescita dei propri figli.

Voi che ne pensate: condividete i timori delle donne italiane o pensate che ci siano altri motivi che ostacolano l'allargamento della famiglia?

3 comments

  1. Ale65536 3 settembre, 2015 at 01:28 Rispondi

    Sono libero professionista, la moglie (fino all’ anno scorso non eravamo sposati, ma facevamo lo stesso lavoro di adesso) fa una specializzazione in ambito medico. Per il primo figlio abbiamo aspettato di essere laureati (e per laurearsi in medicina ci vogliono 6 anni poi aggiungi un altro annetto tra tirocinio post laurea, abilitazione, iscrizione all’ordine), quindi 25/26 anni (minimo), poi lei non è entrata subito in specialità, quindi vai a 26/27, ma, una volta stabilizzata la situazione lavorativa, ci siamo detti “quagliamo, o meglio, non quagliamo piu” (simpatici giochi di parole allusivi del dopo mezzanotte) e è rimasta subito incinta (bimbo top del top, il mio bambino di qui il mio bambino di là come ogni genitore che si rispetti). Io ho continuato a lavorare (congedo del libero professionista di che?), lei ha potuto prendere 11 dei 12 mesi di maternità previsti nei 5 anni di specializzazione pagati all’80%. Passa il tempo. Troppo amore Nella casa stroppia: decidiamo di bissare (in corrispondenza del matrimonio semiimprovvisatomaorganizzatoinduemesi)! Così, dopo la cerimonia nuziale in un assolato e primaverile giardino comunale, arriva il piccolo Secondogenito (quando il grande ha ben 2,3 anni).
    Perchè racconare tutta questa lungagnata? perchè, per il piccolo Secondo, la mamma aveva un solo mese (dei dodici previsti nei 5 anni, ricordate?) pagato, gli altri 4 obbligatori li ha pagati (al minimo) l’ente previdenziale obbligatorio dei medici. Gli ultimi 4 mesi (ha preso 9 mesi (5obbligatori+4) di maternità in tutto, ha ripreso dal 1º settembre) li abbiamo passati con un solo stipendio (il mio).
    E qui arrivo a nocciolo del post (sennò ero troppo off topic a raccontare la storia della mia vita). Ci eravamo fatti due conti prima, e, avendo un po’ di soldi da parte (forse dovremmo goderceli di più, oltre che risparmiare, ma, a fare le formichine prima, ci si é guadagnato dopo), abbiam valutato che avremmo resistito alcuni mesi senza uno stipendio. Il punto è che la cosa si è fatta sentire, e, a metà estate, ce la siamo quasi vista brutta (tra rate del mutuo, nido, tasse, la Lamborghini (no, quella no)), tanto che la succitata mogliera pensava quasi di rientrare a lavoro un mese prima! Ma è andata, abbiamo scollinato, e, almeno, il pargolo si sta svezzando, lei é rientrata da due giorni e, a breve, inizieranno nido e materna. Ora, per fare un eventuale Terzo (-a?) ci penseremo mooooolto più su! Non é che possiamo rischiare di non pagare una tata del mutuo (tra l’altro, rate trimestrali…)! Quindi la questione economica é senza dubbio importante! Sennò potremmo sempre rivendere/affidare i bambini cone nei programmi USA….

    Ps. Ovvio che sulla bilancia di pro e contro, il sorriso dei miei bimbi non ha pr€zzo!

    Dal punto di vista dell’accudimento/orario lei fa i turni, io ho orari variabili (ivi comprese le notti), ma, potendomi organizzare (cioè lavorando meno), posso stare più tempo a casa di giorno, e posso occuparmi dei pargoli. Al riguardo, avere un orario regolare aiuta a gestire meglio i mimmi (e rende più facile intercalare le nonne).

  2. Ale65536 3 settembre, 2015 at 01:31 Rispondi

    …visto che ho scritto poco prima….di fondamentale aiuto è il supporto della famiglia allargata (in barba alle famiglie spacciate per tradizionali), perchè, soprattutto con due mimmi, avere almeno una mamma/nonna che dà supporto è fondamentale! E questo è stato il motivo per cui abbiam fatto (relativamente) presto il secondo: nonne giovani!

    • Giorgia 13 gennaio, 2016 at 22:29 Rispondi

      Si ma avere nonni giovani vuol dire che quasi sempre lavorano! Senz’altro l’aspetto piú significativo che incide sulla decisione di avere altri figli é quello economico. Secondo poi dobbiamo considerare che ancora ci sono zone scoperte da asili nido comunali o statali e se ci sono comunque non bastano (poi con il nuovo isee siamo diventati tutti rockfeller e hanno sempre piú precedenza quelli che girano su Q7 ma risultano “nullatenenti”). Di conseguenza bisogna ricorrere a strutture private (€€€)!!! E terzo ma non meno importante… è veramente difficile conciliare il lavoro con la famiglia; per una mamma è naturale stare accanto al proprio figlio se lo necessita (vedi anche banale influenza) eppure sembra sempre che ci si debba muovere in punta di piedi per non arrecare troppo disturbo…

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