Il Metodo Doman, ovvero l’apprendimento precoce

Glenn Doman, fisioterapista statunitense scomparso nel 2013, è il fondatore degli Institutes for the Achievement of Human Potential a Philadelphia. Dopo aver lavorato a stretto contatto con i bambini cerebrolesi, nel 1974 ha pubblicato il libro What To Do About Your Brain-injured Child (Che cosa fare per il vostro bambino cerebroleso).

Estendendo il discorso a tutti i bambini, Doman si è chiesto fino a che punto potessero arrivare con la loro intelligenza normale, visti i risultati sorprendenti raggiunti dai bimbi con problemi. Partendo dal presupposto che “il cervello cresce con l’uso”, ha sviluppato una serie di libri e materiali didattici in grado di aiutare, in maniera giocosa e naturale, a “moltiplicare l’intelligenza”. Con il giusto metodo, secondo lui, i bambini “possono leggere singole parole a un anno, frasi compiute a due e interi libri a tre, e con gusto!”

Apprendere è […] il gioco più grande e più stimolante. Il bambino lo crede tale e lo crederà sempre tale sino a che non lo convinceranno del contrario”. E per imparare in modo divertente, Doman ha ideato delle schede con numeri e lettere, da sottoporre ai bambini in maniera corretta da parte dei genitori. Proprio la predisposizione di mamma e papà, infatti, è la base di partenza per un apprendimento non forzato. L’atteggiamento dev’essere aperto, giocoso, le “lezioni” devono essere brevi, senza stancare i bambini e senza farli annoiare.

Tuttavia, quella di Doman è una “teoria” senza riscontri scientifici. I suoi detrattori, sostengono che i bambini hanno il diritto di essere bambini, senza dover imparare precocemente nozioni che avranno tempo di sviluppare negli anni. Ogni bimbo ha il proprio tempo e volendo insegnare loro nozioni precocemente, si potrebbe rischiare, anche inconsapevolmente, di lasciarsi “prendere la mano”. Inoltre, essere capaci di leggere e scrivere prima dell’età scolare, può creare degli scolari annoiati durante le normali lezioni in classe con i compagni.

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D’altra parte, però, se un bambino mostra curiosità verso numeri e lettere, perché non assecondarlo? L’importante dovrebbe essere pensare all’apprendimento come un gioco, cosicché l’interesse verso la “sete di conoscenza” venga sempre vista come qualcosa di positivo.

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