Mi sono svegliato...e sono diventato una mamma! (I° PARTE)

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Il risveglio

Mi sveglio come tutte le mattine, un po’ assonnato. Mi stropiccio il viso, lo sento più liscio del solito. “Ma la barba?” penso. Mi sembra di riconoscere poco della mia camera, non ci faccio caso ed entro in quello che ritengo essere il bagno. Pochi passi e lancio un urlo. Mi avvicino lentamente allo specchio. Non posso crederci. Mi tocco la faccia, mi tiro i capelli lunghi. Entro nella stanza accanto e vedo un lettino con una bambina che dorme, non è mia figlia ma dovrebbe avere la stessa età. Sono terrorizzato.

Mi siedo al bordo del letto e realizzo che… sono diventato una mamma!!! Giro per casa, potrebbe essere la mia ma non lo è. Cerco di pensare a cosa ho fatto la sera precedente. Non ricordo niente, ho un vuoto. Per cercare di calmarmi mi butto, come al solito, sotto la doccia. Mi vesto mettendomi i primi vestiti che trovo nell’armadio. Guardo l’orologio e penso sia l’ora di svegliare quella che dovrebbe essere mia figlia per portarla all'asilo.

Per lei è tutto normale. “Meglio così”, penso. Faremo colazione e l’accompagnerò all'asilo, come fatto da papà centinaia di volte.

All'asilo

Entro all'asilo cercando di nascondere la mia agitazione. Incrocio due mamme che mi fanno un gran sorriso. Io ricambio come per un automatismo. La maestra mi chiede se ho della stoffa vecchia o della lana per fare dei lavoretti. Fuori dal portone mi chiamano le stesse mamme di prima, mi propongono di passare il pomeriggio insieme con i figli.

Vorrebbero parlarmi della scelta del body per il saggio di danza e del regalo per le maestre per il Natale che si avvicina a grandi passi. Che strano, da papà tutto si sarebbe concluso in pochi secondi con un saluto veloce sulla soglia dell’asilo. Cerco di prendere tempo. Devo stare da solo per metabolizzare questa trasformazione.

Che sia uno scherzo, una punizione, un sogno? “Mi dispiace, non so se riuscirò ad uscire prima da lavoro, proprio oggi…” “Ma come? Ti fanno fare gli straordinari con il part-time?” chiede sorpresa una delle mamme. “Part-time?” Scappo letteralmente alla macchina per non fare tardi in ufficio.

A lavoro

Fortunatamente nessuno si stupisce della mia nuova identità di donna. Scopro che la mia scrivania è piena di lavoretti dell’asilo di mia figlia e di sue foto, da sola, con me e con quello che penso essere mio marito, che non sono io. Nel mio precedente tavolo da lavoro avevo un porta penne fatto per la festa del papà e disegni di mia figlia attaccati al computer ma così mi sembra eccessivo. Faccio spazio e metto un po’ di cose nel cassetto.

Noto un numero minore di documenti di lavoro, sono abituato a dividere i progetti in cartelline. Dov'è la mia pila di fogli? Forse ricordo male. Effettivamente, guardando l'agenda elettronica la trovo con un numero minore di impegni del solito. Partecipo alla prima riunione della giornata, almeno quella si svolge come sempre. Pianifico la successiva per un aggiornamento la prossima settimana verso le 16.

Dopo qualche minuto suona il telefono. E’ un collega che, pensando di essere simpatico, mi chiede se ho dato in adozione mia figlia? Io non colgo l’ironica. “Come?” cerco di prendere tempo. Mi spiega di avermi chiamato per avvertirmi che deve esserci stato un errore. Non pianifico mai riunioni a quell’ora perché con il part-time nel pomeriggio non sono in ufficio, vado a prendere mia figlia a scuola e la seguo nei compiti.

Abbasso il telefono e sento il bisogno di staccare un paio di minuti. Non riesco ancora ad abituarmi a questa nuova identità. Vado alla macchinetta del caffè. Trovo altre colleghe che si comportano come se mi conoscessero bene. Bimbi malati, corsi di ginnastica o danza, inglese.

Butto giù velocemente il caffè per non sentire più parlare di “cose da mamme”. 

 Continua...

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