Migranti USA: il presepe-denuncia della Chiesa metodista

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Negli Stati Uniti, la Chiesa metodista ha inaugurato un presepe molto particolare : la Natività che denuncia il dramma dei migranti detenuti ai confini tra Messico e USA sta dividendo il web.

La condizione dei migranti rappresentata in un Presepe

Non è la prima volta che la comunità della Chiesa metodista unita americana si serve del presepe per denunciare le ingiustizie sociali, ma quella che ora sta facendo discutere è una rappresentazione della Natività particolarmente angosciante.

Si tratta di un ''presepe'' in cui Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù sono rinchiusi in tre gabbie distinte, sormontate da filo spinato e illuminate da quella che dovrebbe essere la stella cometa ma che, in realtà, appare come il faro di un campo di detenzione. A completare il tutto c'è la coperta isotermica di carta stagnola che avvolge la statuina di Gesù, simile a quella usata dai migranti per ripararsi dal freddo. L'iniziativa ha come autrice la reverenda Karen Clark Ristine, pastore della Chiesa metodista unita, e vuole essere l'ennesimo j'accuse nei confronti della linea dura intrapresa da Donald Trump verso i migranti.

Stirred to tears by the Claremont UMC nativity. Inside the church, the Holy Family is reunited. The theological...

Publiée par Karen Clark Ristine sur Samedi 7 décembre 2019

Migrazione USA: il presepe-denuncia contestato dal web

Il particolare presepe-denuncia si trova a Claremont, in California, sede della Chiesa a cui appartiene la Ristine. Quest'ultima dice di aver ricevuto molti plausi per l'iniziativa, ma le reazioni del web non sono concordi. Di sicuro l'immagine della Sacra Famiglia divisa e rinchiusa in gabbie di detenzione ha scosso le coscienze di molti, ma non a tutti è piaciuta.

All'iniziativa della Chiesa metodista unita si contesta di essere una strumentalizzazione inutile, posto che le immagini reali delle traversie incorse dai migranti desiderosi di entrare negli States bastano da sé come denuncia. La Reverenda Ristine si difende dalle accuse, sostenendo che la sua è una scelta puramente teologica e non politica, ribattendo "Una natività è l’equivalente teologico dell’arte pubblica, e il ruolo dell’arte pubblica è sempre stato quello di offrire consapevolezza. Gesù ci ha insegnato la gentilezza, la misericordia e l’accoglienza radicale di tutte le persone".

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