‘Non accettare caramelle dagli sconosciuti’: cosa insegnare ai bambini per proteggerli senza ansie

6 febbraio 2026 –

“Non accettare caramelle dagli sconosciuti” è probabilmente una delle frasi più dette quando facciamo le nostre raccomandazioni ai bambini, quando li lasciamo andare da soli da qualche parte. O quando c’è il rischio di perderli di vista per un attimo.
È un consiglio tutto sommato semplice, immediato, che tutti conosciamo. Ma forse un pochino superato. Oggi sappiamo che la protezione dei nostri figli passa da qualcosa di molto più profondo e duraturo: la costruzione dell’autonomia, della consapevolezza e della fiducia in sé stessi.

Insegnare a un bambino ad essere cauto, a non dar confidenza agli estranei, non deve però alimentare la paura irrazionale di trovarsi solo, senza mamma e papà. Un bambino sicuro non è quello che ha sempre paura del mondo esterno, ma quello che sa orientarcisi, che sa riconoscere le situazioni e chiedere aiuto quando serve. Il nostro compito, come genitori, non è quello di spaventare i bambini, ma di accompagnarli piano piano nel mondo.

Sicurezza non è paura, ma conoscenza

Tra i 4 e i 5 anni il cervello dei bambini attraversa una fase straordinaria: è particolarmente ricettivo, curioso e pronto a imparare. È il momento ideale per introdurre alcune informazioni fondamentali, senza trasformarle in regole rigide o allarmi continui.

Ogni bambino avrà la sua maturità e sviluppo peculiare e ogni famiglia ovviamente avrà le sue dinamiche uniche: sta quindi a voi decidere cosa spiegare ai vostri bambini, quanto sono pronti per ogni piccola tappa. Il punto che vogliamo spiegarvi qui è che renderli un po’ più autonomi e consapevoli non vuol dire per forza vivere nella “paura che possa succedere qualcosa”, ma di aiutare il bambino ad affrontare gli imprevisti, a sapere come comportarsi in certe situazioni, invece di sentirsi completamente perso senza mamma e papà.

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Ecco alcune cose che potete pian piano insegnare al bambino. Sono cose che si possono spiegare anche con leggerezza, senza introdurre temi difficili o storie di cronaca.

Ecco alcuni semplici suggerimenti:

  • Conoscere i percorsi quotidiani, come la strada da casa a scuola, o da casa al parco
  • Imparare l’indirizzo di casa a memoria
  • Ricordare chi può andare a prenderli a scuola e chi no
  • Saper descrivere l’aspetto di mamma e papà
  • Imparare il numero di telefono di mamma o papà a memoria
  • Giocare al far finta: come comportarsi se non vede più mamma o papà
  • Distinguere tra persone “di fiducia” e chi si conosce invece solo di vista
  • Saper chiedere aiuto a qualcuno in caso di necessità
  • Raccontare sempre se qualcuno li ha messi a disagio o li ha toccati in modo scorretto

Conoscere i luoghi per sentirsi sicuri

Un passo fondamentale verso l’autonomia è la familiarità con l’ambiente. Conoscere la strada che va da casa a scuola o da casa al parco non significa lasciare un bambino solo, ma renderlo capace di orientarsi.

Se avete la fortuna di abitare in un quartiere tranquillo e con un percorso semplice da casa a scuola, potrebbe essere utile sapere che l‘uscita autonoma da scuola per i bambini sotto i 14 anni è permessa: a patto chiaramente di avere l’autorizzazione scritta di entrambi i genitori e di avere anche il consenso della scuola, che può però rifiutare la richiesta in base al concetto di ragionevolezza (valutando caso per caso). Solitamente si presenta richiesta all’istituto all’inizio dell’anno scolastico. 

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In generale, quando passeggiate insieme nei vostri luoghi abituali, è utile stabilire insieme dei punti di riferimento (“qui c’è la farmacia”, “qui abita la nonna”, “questo è il bar dove ci fermiamo”), aiuta i bambini a costruire una mappa mentale del loro mondo. Questa conoscenza riduce il senso di smarrimento e aumenta la sicurezza interiore.

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Quando si è invece in un territorio inesplorato, come in vacanza, stabilite dei punti di riferimento: il bagnino, il chiosco dei gelati ecc.

Chi può aiutarmi? Insegnare a riconoscere gli adulti fidati

Uno degli aspetti più delicati, ma anche più importanti, riguarda il riconoscere le persone di riferimento. I bambini possono imparare, con semplicità, chi può andarli a prendere a scuola e chi no, chi fa parte della loro “cerchia sicura” e chi invece conoscono solo di vista.

Non si tratta di diffidare di tutti, ma di dare criteri chiari: un adulto fidato è qualcuno che mamma e papà conoscono bene (solitamente è qualcuno della famiglia) e che anche il bambino sa identificare con precisione (che lavoro fa, dove abita, in che relazione è con la famiglia), che può aiutare in caso di bisogno.

Allo stesso modo, è utile insegnare ai bambini a descrivere mamma e papà: come sono vestiti, che colore di capelli hanno, se portano occhiali. Informazioni semplici che possono diventare preziose in caso di bisogno.

Chiedere aiuto è una forza

Un messaggio fondamentale da trasmettere è che chiedere aiuto non è mai sbagliato. Se un bambino si perde, deve poter identificare con facilità le persone autorevoli e affidabili a cui rivolgersi.

Allenare questa capacità attraverso il gioco è uno strumento potentissimo. Simulare cosa fare se non vedono più mamma o papà, immaginare insieme le possibili soluzioni, permette di interiorizzare comportamenti utili senza ansia. Il gioco trasforma la paura in sicurezza di sé: “ho già visto questa situazione, anche se simulata, so come mi dovrei comportare”.

Il corpo, le emozioni e il diritto di dire “no”

Alla base di ogni percorso di sicurezza di sé, c’è anche la relazione con gli altri. Parlare apertamente con i bambini di ciò che li fa sentire bene o a disagio, spiegare che il loro corpo è inviolabile e che nessuno può toccarlo senza il loro consenso, aiuta il bambino a discriminare il contatto fisico corretto (le coccole di mamma e papà, oppure la visita dal medico) e quello scorretto.

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È importante che sappiano di poter raccontare sempre tutto, senza paura di essere sgridati o di “aver fatto qualcosa di sbagliato”. Questo clima di ascolto è la vera barriera contro i pericoli: un bambino che si sente accolto parlerà.

Bambini autonomi sì, iper-responsabili no

Tutte queste strategie non servono a caricare i bambini delle responsabilità degli adulti né a renderli iper-vigili. Al contrario, hanno un obiettivo semplice e profondo: insegnare loro a stare al mondo.

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Ogni bambino ha i suoi tempi, le sue tappe, il suo carattere. L’autonomia non si impone, si costruisce giorno dopo giorno, con pazienza e fiducia. Accompagnare i nostri figli significa dar loro strumenti, non paure.

Perché un bambino sicuro non è un bambino spaventato, ma un bambino che si sente capace.
E un bambino che si sente capace è un bambino libero di crescere.

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