Papà affettuosi, figli più sani: perché le coccole di papà contano anche per la salute

10 febbraio 2026 –

Per anni, quando si parlava di sviluppo dei bambini, la lente della ricerca si è posata soprattutto sulle madri. Oggi però gli studi stanno allargando lo sguardo: la famiglia è un sistema, e ciò che accade tra mamma e papà (e tra papà e bambino) può lasciare tracce non solo emotive, ma anche fisiche.

Una ricerca della Penn State University, pubblicata su Health Psychology, suggerisce proprio questo: il calore e la sensibilità dei papà nei primi mesi di vita sono associati, anni dopo, a indicatori di salute migliori nei bambini in età scolare.

Cos’ha scoperto lo studio

I ricercatori hanno analizzato dati del progetto Family Foundations, seguendo centinaia di famiglie dalla nascita del primo figlio. Hanno osservato i genitori durante momenti di gioco e interazione quando i bambini avevano circa 10 mesi e 24 mesi, valutando aspetti come:

  • calore e sensibilità (risposte attente, tono affettuoso, sintonizzazione)
  • qualità della collaborazione tra i genitori
  • eventuali dinamiche di “competizione” o “ritiro” nella co-genitorialità

Poi, intorno ai 7 anni, hanno considerato alcuni marker nel sangue legati a infiammazione e metabolismo, tra cui proteina C-reattiva (CRP), interleuchina-6 (IL-6), colesterolo e HbA1c (un indicatore del controllo glicemico nel tempo).

Nei bambini cresciuti con papà più affettuosi e “sintonizzati” (e con una coppia genitoriale più collaborativa), a 7 anni comparivano più spesso valori più favorevoli su alcuni di questi indicatori. Al contrario, quando era più presente una co-genitorialità “competitiva-ritirata” (uno prevale, l’altro si sfila o si sente escluso), alcuni marker risultavano meno favorevoli.

Ma com’è possibile, se a 10 mesi “non si ricorda” nulla?

Qui sta il punto: non serve che il bambino ricordi per essere influenzato.

Secondo gli autori, il meccanismo più plausibile passa da un fattore che conosciamo bene anche “a pelle”: lo stress. Un clima familiare teso, incoerente o poco prevedibile può attivare più spesso i sistemi biologici dello stress nel bambino; e quando questa attivazione diventa frequente, nel tempo può riflettersi anche su infiammazione e regolazione metabolica, tramite il cortisolo, l’ormone dello stress.

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Detto in modo rassicurante: non è che un papà “sbagliato” rovina la salute. Piuttosto, piccoli gesti ripetuti e un ambiente più sereno possono diventare una specie di “cuscinetto” protettivo.

E le mamme? Perché nello studio l’effetto sembra emergere meno?

Lo studio non dice che le mamme contano meno (anzi). Propone una spiegazione statistica: nel campione analizzato, le madri mostravano in media livelli di sensibilità già alti e abbastanza stabili, quindi era più difficile vedere differenze nette. Inoltre, se la mamma è spesso la “base” organizzativa e affettiva quotidiana, il comportamento del papà può funzionare da fattore stabilizzante (o al contrario aumentare la tensione se la coppia entra in competizione).

Il rapporto con papà è una risorsa, non un “di più”

Per molte famiglie, il papà viene ancora raccontato come “aiuto”, “supporto”, “genitore 2”. Ma anche la relazione papà-bambino è una relazione primaria, con un suo linguaggio: spesso più fisico, di gioco, di esplorazione, di presenza concreta.

E quando quel rapporto è nutrito, il bambino non riceve solo amore: riceve anche regolazione (mi calmo con te), sicurezza (posso fidarmi), coerenza (so cosa aspettarmi). Tutte cose che, giorno dopo giorno, fanno bene anche al corpo.

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10 gesti semplici con cui un papà costruisce legame (anche se lavora tanto)

Non servono “grandi idee”. Serve continuità. Ecco alcuni gesti realistici, da adattare all’età del bimbo:

  1. Rituale di rientro: 10 minuti “solo noi” quando torna a casa (senza telefono).
  2. Contatto fisico: abbracci, massaggino dopo il bagnetto, coccole prima della nanna.
  3. Cambio pannolino “con conversazione”: parlare, sorridere, spiegare cosa si fa.
  4. Pasto gestito da papà (anche solo una merenda): presenza, sguardo, ritmo tranquillo.
  5. Passeggiata breve: anche 15 minuti all’aperto riducono stress a entrambi.
  6. Gioco a terra: seguire l’interesse del bambino, non “dirigere” sempre.
  7. Lettura serale: la voce di papà diventa un segnale di calma.
  8. Consolazione quando piange: non “passarlo subito alla mamma”, se possibile.
  9. Fare da “base sicura” nelle novità: parco, amici, visite mediche—papà presente e rassicurante.
  10. Micro-attenzioni di coppia davanti al bimbo: rispetto, collaborazione, tono gentile.

La storia della buonanotte letta da papà: un rituale che arricchisce mente ed emozioni

A proposito della storia della buonanotte con papà è importante notare anche un altro aspetto: perché non è solo un momento di “coccole” prima di dormire, ma rappresenta anche una vera occasione di crescita cognitiva ed emotiva.

Quando il bambino ascolta una storia raccontata dal papà, entra in contatto con una prospettiva diversa, fatta di domande, osservazioni e modi di interpretare il racconto che non sono identici a quelli della mamma. Papà e mamma, infatti, tendono a usare linguaggi, intonazioni e associazioni differenti: alternare la lettura con entrambi arricchisce il vocabolario, stimola il pensiero critico e amplia la capacità del bambino di cogliere sfumature e significati.
Ascoltare la stessa storia raccontata in modo diverso insegna che non esiste un solo punto di vista, favorendo flessibilità mentale, curiosità e comprensione emotiva. Inoltre, la voce di papà che legge prima di dormire diventa un potente segnale di calma e sicurezza, rafforzando il legame affettivo e aiutando il bambino a rilassarsi e ad addormentarsi con maggiore serenità.

Il punto delicato: la co-genitorialità (senza gare e senza “gatekeeping”)

La dinamica “competitivo-ritirata” descritta dallo studio è più comune di quanto si pensi, e spesso nasce da stanchezza, carico mentale, ruoli dati per scontati.

Qualche esempio quotidiano:

  • la mamma che dice al papà che sta cercando di cambiare un pannolino “Faccio io, tu non sei capace” (anche detto con ironia)
  • il papà che si sente giudicato e quindi si sfila (“dimmi tu cosa devo fare”)
  • uno dei due che diventa il “genitore esperto” e l’altro il “genitore in prova”

Un approccio più utile è passare da controllo a fiducia con accordi chiari:

  • decidere insieme chi fa cosa (e non rinegoziarlo ogni sera)
  • accettare che papà abbia un suo stile (finché è sicuro e rispettoso)
  • dare feedback “in privato”, non davanti al bambino
  • riconoscere quello che funziona bene (es “quando lo metti a letto tu si calma subito”)

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E se il papà è poco presente?

Può capitare che il papà sia poco presente (per colpa di turni al lavoro, di trasferte o anche per la separazione). Anche qui si può fare in modo che il suo ruolo sia incisivo. Chiaramente con un certo realismo. Ad ogni modo, se la presenza è limitata, la chiave diventa qualità + prevedibilità. Ecco qualche esempio:

  • una videochiamata sempre alla stessa ora
  • un rituale fisso quando si vedono (lettura, colazione del sabato, passeggiata)
  • evitare che gli incontri diventino solo “attività speciali”: perché anche la quotidianità crea legame

E se un papà è assente o non può esserci, non è un destino scritto: ciò che protegge i bambini è avere adulti affidabili e affettuosi (mamma, nonni, zii, figure di riferimento). Il messaggio non è “serve per forza”, ma “quando c’è, è una risorsa potente”.

Cosa NON dice lo studio (giusto per non creare ansia)

È importante dirlo chiaramente: questo studio non dimostra che le coccole “curano” o “prevengono” malattie. Mostra solo associazioni tra la qualità delle relazioni e alcuni marker di salute nei bambini. Ovviamente anche il campione preso in esame ha dei limiti (ad esempio, non include tutte le tipologie di famiglia), quindi i risultati vanno letti come indicazione, non come verdetto

Ad ogni modo, investire nel rapporto con papà non è una bandierina culturale. È una scelta che può rendere la vita familiare più leggera, e aiutare i bambini a crescere in un ambiente più regolante e sereno.

A volte il primo passo è piccolissimo: non “fare di più”, ma fare insieme. E lasciare spazio a quel tipo di amore un po’ goffo, fisico, concreto, che molti papà sanno dare benissimo—quando sentono che c’è posto anche per loro.

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