A Ravenna c’è una scuola “Senza Zaino”!

Nella piccola frazione di Classe, comune di Ravenna, c’è un’idea di scuola rivoluzionaria e sicuramente innovativa.

Nelle aule dell’Istituto primario, infatti, non ci sono cattedre, né banchi, né zaini. E proprio così si chiama, Senza Zaino, il progetto di impronta montessoriana, che l’insegnante Rita Gentili ha deciso di seguire, aderendo alla rete nazionale omonima partita da Marco Orsi, dirigente scolastico di Lucca.

Si tratta di un metodo educativo nuovo, che vede nella giornata scolastica un momento di condivisione collettiva per una reale crescita personale.

In un’aula che è come un’agorà greca, ci si dà il buongiorno e ogni bambino segue la sua strada, in base alla sua personale intelligenza e le sue specifiche attitudini. Tutto è condiviso, il materiale è a disposizione di tutti, come una comunità. Le regole non sono fisse e dettate dall’alto, ma vengono discusse insieme ai bambini.

Anche l’arredamento è “a misura di bambino”. Niente banchi, ma sedute comode su un grande tappeto, niente bianco sui muri, ma pareti colorate che ricordano le camerette di casa. Solo tavoli attorno ai quali riunirsi nei gruppi e nei laboratori. Si fanno domande, si danno risposte e si stimola la curiosità. Il tutto per aiutare l’autonomia dei bambini, che devono imparare e organizzarsi e a fare da soli.

Ogni alunno, poi, si esercita, da solo, nei concetti su cui mostra più difficoltà. Con le schede di auto-verifica si superano i punti critici, in piena libertà. L’insegnante, naturalmente, vigila su tutti, e lo fa su una sedia a due ruote. I bambini non ricevono voti numerici (se non sul registro), ma giudizi personalizzati. Il percorso didattico, quindi, si forma giorno dopo giorno, ora dopo ora, per poi venire lasciato in eredità alle classi successive.

Per il momento, nella scuola di “Senza zaino”, in cui i bambini da casa si portano sono qualche quaderno e la merenda, sono attive sei sezioni: due prime, due seconde e due terze. Fra un paio d’anni l’intero plesso sarà a pieno regime.

Ma i genitori che dicono? Alcuni si lamentano di questo approccio molto poco “old school”, ma le maestre li rincuorano spiegando che accanto ai momenti collettivi ce ne sono anche di individuali e che, dopo tutto, i risultati si vedono sui bambini. Imparano moltissimo gli uni dagli altri, ed essendo spronati a fare da soli, crescono con una marcia in più, che sicuramente li aiuterà alle medie e superiori.

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